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Cellule staminali dal liquido amniotico

Gian Ugo Berti

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 Si può scegliere di conservare, in un'apposita "banca", un particolare tipo di cellule staminali (quelle prelevate dal liquido amniotico). Una decisione della madre per dare al futuro figlio, una volta cresciuto, la possibilità di sostituire parti del proprio corpo danneggiate o non funzionanti, come pelle, ossa, articolazioni, in seguito a fratture od ustioni. Sono quattro i tipi di cellule staminali. Embrionali: che creano ogni tipo di tessuto, ma il loro prelievo provoca distruzione dell'embrione o sviluppo di tumori. In Italia sono vietate. Adulte: presenti nel corpo umano dopo la nascita, in grado di rigenerare l'organo od il tessuto in cui risiedono. Già in uso per la cura di molte malattie. Cordone ombelicale: valide nella terapia della leucemia e linfomi, tramite donazione ad altri individui. Amniotiche: con risultati incoraggianti a livello di laboratorio nel ricostruire una parte del muscolo diaframma, trachea, sterno su animali affetti da malformazioni congenite.  Nell'ultimo caso, è possibile un loro prelievo, utilizzando la comune metodica dell'amniocentesi (il prelievo che si effettua fra la 19 e la 24 settimana), raccomandata dopo i 35 anni d'età per la prevenzione delle anomalie genetiche. Conservare quindi il liquido amniotico, permette di coniugare la diagnosi prenatale con la possibilità di garantire al bambino un campione di cellule staminali assolutamente compatibili di cui disporre in futuro. Le madri intenzionate a raccogliere le cellule staminali da liquido amniotico devono semplicemente comunicare al proprio ginecologo la decisione. La "banca" provvederà a fornire il kit; il liquido verrà poi inviato ai laboratori per la crioconservazione a - 196 gradi. Una volta maggiorenne il soggetto deciderà se continuare a conservare il proprio patrimonio biologico.

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