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Nell'Empolese Valdelsa in tremila rischiano di perdere l'assegno di invalidità

Nell'Empolese Valdelsa in tremila rischiano di perdere l'assegno di invalidità

I numeri dopo che l'Inps vuol togliere l'indennità ai disabili che lavorano, anche per poche ore alla settimana

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EMPOLI. Sei disabile o invalido? Non devi lavorare, altrimenti l’Inps non ti versa più 287 euro al mese. Sono 2. 860 le persone che percepiscono l’assegno di invalidità o disabilità nell’Empolese-Valdelsa, per un totale di 820mila euro al mese erogate dall’istituto di previdenza sociale. Quasi tremila persone che potrebbero non percepire più l’indennità che spetta: d’ora in poi il sussidio sarà riconosciuto solo a chi non lavora - anche se si tratta di lavoretti di poche ore a settimana - per non superare il tetto di reddito annuale, compatibile con l’assegno di invalidità, da 4. 931 euro all’anno. Tutto questo per recepire due sentenze della Cassazione, che applica però alle sentenze stesse una modifica a una legge del 2007, la numero 247, in cui è cambiato il requisito occupazionale: viene cioè richiesta non più la "incollocazione al lavoro" ma semplicemente lo stato di inoccupazione, la cui prova deve essere fornita dalla parte che invoca la prestazione assistenziale. Tra i soggetti che percepiscono questo assegno ci sono però molti lavoratori con disabilità e che rientrano nel collocamento mirato. In base all’ultimo rapporto regionale sulla disabilità in Toscana, si tratterebbe di 45. 357 persone iscritte al Collocamento mirato e di 1. 940 avviamenti al lavoro. «Ancora nel territorio Empolese-Valdelsa nessuno ha avuto la sospensione dell’assegno, o almeno nessuno ci ha segnalato anomalie - spiega Sandro Renzoni, Inca Cgil Toscana - mentre a La Spezia per esempio qualcuno ha già avuto comunicazione dall’Inps che non riceverà più l’assegno. Serve un chiarimento della norma». Ad alzare la voce è Iacopo Melio, consigliere regionale e fondatore di #vorreiprendereiltreno, onlus che si occupa proprio di diritti di persone con disabilità: «Un fatto estremamente grave, poiché sarà sufficiente anche una misera borsa da 200 euro mensili per vedersi sottratto quello che di fatto è un diritto intoccabile - spiega Melio - Le persone con disabilità, ad oggi, sono prigioniere della loro condizione e rappresentano un peso per loro stesse e per chi deve occuparsi di loro; e non certo per colpa personale ma per uno Stato incapace di fornire i giusti strumenti per renderle veramente libere e autonome come avviene ormai in tutta Europa». Se non ci saranno ripensamenti, tutto coloro che attualmente lavorano ma percepiscono l’assegno da 287 euro al mese, saranno costretti a scegliere tra l’uno e l’altro. In questo modo verrà meno o l’autonomia economica del soggetto, o l’inclusione nella comunità: spesso infatti si tratta di lavori che permettono a invalidi e disabili di inserirsi nella società, di rendersi utili e non vivere la loro condizione da emarginati.I rischi sono due, avverte Melio: «Molti finiranno con il rinunciare a lavorare, accettando di vivere con la sola pensione che, appunto, non è sufficiente per acquistare una piena assistenza quotidiana, figuriamoci a coprire le spese di vitto e alloggio oltre a quelle sociali». E il secondo di tipo culturale: «Passerà il messaggio che i disabili non lavorano per vivere e per autodeterminarsi, ma per "passatempo", come se per loro il lavoro fosse un hobby al quale si può benissimo rinunciare».A una settimana di distanza dalla decisione dell’Inps, ancora niente è cambiato, nonostante l’alzata di scudi bipartisan. «Il governo non può assolutamente perdere tempo - avverte il consigliere regionale - deve impugnare la questione prima possibile, nel pieno rispetto dei diritti umani, civili e sociali. Questa minaccia più che reale è l’occasione giusta per rivedere il tema delle pensioni, svegliandoci dal tema dell’indifferenza per realizzare che la vita di un disabile ha un costo elevato. Un prezzo intollerabile a cui, fino a questo momento, nessuno ha voluto rimediare con i fatti: perché le parole non servono mentre i soldi, in questo caso, fanno la libertà».

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