Il Tirreno

Empoli

Slitta la chiusura dell'inchiesta sul caso dell'uomo morto dopo il fermo di polizia

di Matteo Leoni
Il sopralluogo della polizia scientifica nel locale dove morì Arafet Arfaoui
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Il sopralluogo della polizia scientifica nel locale dove morì Arafet Arfaoui

Empoli, i consulenti legali hanno chiesto una proroga per attendere i risultati di alcuni esami istologici e tossicologici

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EMPOLI. Occorrerà ancora un po' di tempo per conoscere i risultati finali dell'autopsia condotta sul corpo di Arafet Arfaoui, il trentunenne di origine tunisina morto il 17 gennaio 2019 in un money transfer del centro di Empoli, durante un controllo della polizia.

I consulenti, infatti, nelle scorse settimane hanno chiesto una proroga alla pm titolare dell'inchiesta, Christine Von Borries. La consegna della relazione finale, che avrebbe dovuto arrivare entro 60 giorni, è slittata. Nessun colpo di scena in vista ma tempi tecnici, secondo quanto filtra da fonti inquirenti, necessari per attendere i risultati di alcuni esami istologici e tossicologici. Fino ad ora gli accertamenti eseguiti dagli investigatori della squadra mobile, così come gli interrogatori resi dal personale di polizia e sanitario intervenuto quella sera, non avrebbero fatto emergere responsabilità eclatanti.

Il report preliminare, consegnato dal medico legale subito dopo l'esame autoptico, ha confermato che il trentunenne non sarebbe morto di botte. La tac, effettuata su tutto il corpo, non avrebbe fatto emergere infatti lesioni tali da provocare il decesso, sebbene siano stati trovati segni di una colluttazione. Inoltre, i primi risultati tossicologici avrebbero rilevato la presenza di cocaina nel corpo del trentunenne. Gli esiti degli ultimi esami attesi aiuteranno a fare definitivamente chiarezza sulla sua morte, per capire se possa essere stata in qualche modo provocata da qualche manovra scorretta degli agenti o dei soccorritori.

Arafet Arfaoui si era trasferito da poco a Livorno dopo aver vissuto per molto tempo a Montelupo. A Empoli era di casa, e continuava a frequentarla anche dopo che era andato a vivere sulla costa. Il 17 gennaio, erano circa le 17,50, l'uomo era entrato nel money transfer di via Ferrucci, per inviare soldi ai suoi genitori in Tunisia. Ma una della banconote - un foglio da 20 euro - era risultata falsa. Quando il titolare glielo ha fatto notare è nato un diverbio, a seguito del quale il negoziante ha chiamato la polizia.

Gli agenti intervenuti lo hanno immobilizzato, poiché aveva dato in escandescenze, usando delle manette e una corda per bloccargli le gambe. Pochi istanti dopo il suo cuore si è fermato. Pochi giorni dopo il suo decesso il tunisino è stato commemorato con una manifestazione a Empoli. Centinaia le persone che hanno aderito all'appello lanciato da associazioni e organizzazioni legale a centri sociali e sinistra, portando fiori fuori dal money transfer di via Ferrucci. Al termine del “pellegrinaggio laico” il marciapiede era invaso di mazzi di fiori, lasciati sotto lo striscione «verità e giustizia per Arafet».

All'appello ha aderito anche Andrea Magherini, fratello dell'ex calciatore Riccardo, morto il 3 marzo 2014 a Firenze durante un fermo in strada da parte dei carabinieri.

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