Il Tirreno

Empoli

Un rifugio per le donne vittime di violenza

Alessandro Marmugi
La presentazione della struttura per le donne vittime di violenza (Foto Carlo Sestini)
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La presentazione della struttura per le donne vittime di violenza (Foto Carlo Sestini)

Empoli: grazie a donazioni e lavori gratis delle ditte, entro tre mesi l’apertura della struttura nell’ex hotel Vittoria che sarà gestita da Pubblica Assistenza e Centro Lilith

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EMPOLI. «Denuncerò, il mio aguzzino ma dopo chi mi aiuterà? Come potrò riprendere una vita normale?».
 
Già, queste sono solo alcune delle tante domande che si pone una donna vittima di maltrattamenti. Perché la violenza fisica e quella morale in quei momenti sono terribili quanto lo smarrimento e la paura. La paura di non sapere come far ripartire da zero la propria vita, di come dare un futuro ai propri figli. Di come ricominciare a vedere il sole. Dopo mesi, spesso anni di buio e dolore. La luce, per tutte quelle donne vittime di violenza fa capolino dal cielo di Empoli con uno splendente raggio che porta il nome di Casa Matilda.
 
Una nuova struttura pronta ad accogliere le donne vittime di maltrattamenti e i loro bambini nata sotto la regia delle Pubbliche assistenze e del Centro Lilith con l’appoggio dello sponsor Elio Orlando, proprietario della Matilda ricami e di tantissime altre aziende. Un progetto che finalmente è pronto a diventare realtà ad aprile quando la struttura entrerà in funzione. Il contributo decisivo, che permetterà di finanziare il primo anno di attività della struttura, è arrivato grazie ai fondi raccolti nella cena che si è svolta il 1 dicembre scorso a Villa Castelletti a Signa. Circa 50.000 euro che serviranno per coprire le spese dei primi 12 mesi di apertura di Casa Matilda. Perché alla base di questo ambizioso e progetto ci sono moltissime realtà imprenditoriali del territorio che hanno messo a disposizione i loro fondi creando una vera e propria rete, un circolo virtuoso che non ha pari in Italia. C’è chi invece di un contributo ha offerto lavoro “gratuito”. Si tratta delle aziende Fioravanti e cambi, Lucchini e Noccioli, che stanno effettuando la ristrutturazione dell’immobile di via Carrucci, che fino a poco più di un anno fa ospitava l’hotel Vittoria.
 
Ci saranno 12 camere con bagno pronte ad accogliere donne e bambini che cercano un rifugio sicuro. Che cercano quattro mura alle quali poggiarsi per costruirsi un nuovo futuro. Gli interventi di restyling sono già partiti e se tutto andrà bene termineranno entro aprile. «Siamo veramente orgogliosi di annunciare la partenza di questo progetto – spiega la presidentessa delle Pubbliche assistenze di Empoli Eleonora Gallerini – quando vengono vissute queste situazioni di pericolo è importante dare la possibilità di ricominciare. Le donne devono tornare ad avere una vita normale e serena ed essere autonome».
 
Oltre ad un’accoglienza fisica, Casa Matilda offrirà alle donne vittime di maltrattamenti e ai loro figli un sostegno morale e psicologico. Ma soprattutto la chance di ricostruirsi una vita. Le vittime verranno aiutate percorso nel quale ci sarà sostegno scolastico ed educativo per i minori che parteciperanno a percorsi individuali e di gruppo. Ci sarà uno sportello di consulenza medica e infermieristica necessaria. Verrà garantita la protezione familiare e si aiuteranno le donne a cercare un lavoro. Molte di queste attività vengono già portate avanti proprio grazie alle Pubbliche Assistenze che già ha degli sportelli di ascolto e che in collaborazione con Lilith porta avanti numerosi progetti anche di accoglienza.
 
«Nel 2018 abbiamo offerto rifugio a 29 donne e 30 minori – spiega Maya Albano, psicologa responsabile del centro aiuto donna Lilith – ma soprattutto abbiamo avuto 215 contatti» Sono tantissime le aziende che hanno dato il loro contributo alla realizzazione di Casa Matilda, tra queste, presenti alla conferenza stampa di presentazione l’agenzia Generali Ramacciotti di Empoli e la Banca Popolare di Lajatico. Un circolo virtuoso, una rete di solidarietà che probabilmente non ha pari a livello nazionale. Sì, è proprio vero, l’unione fa la forza, e può aiutare a tendere una mano a chi è in difficoltà. 

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