Gioco
Fattori si ritira dopo il trionfo «Chiudere a Cecina era naturale»
Il pivot è stato tra i protagonisti della promozione in B2 nonostante l’infortunio «Avrei voluto dare di più a questa squadra in un’annata così speciale per i rossoblù»
CECINA. Una carriera lunga 23 anni, 18 diverse casacche indossate, due esperienze – una all’inizio e una a chiusura – in maglia rossoblù. In mezzo, migliaia di chilometri macinati in tutta Italia per inseguire, da sempre, il rimbalzo della palla a spicchi. È la storia di Giovanni Fattori, pivot classe 1985 che, proprio con l’ultima esperienza a Cecina della scorsa stagione, ha deciso di chiudere la sua carriera nel mondo della pallacanestro.
Originario di Rosignano, squadra con la quale ha mosso i primi passi nelle giovanili, Fattori è stato protagonista sui campi della serie B e della serie A2 per oltre 20 anni, con una carriera importante che lo ha visto vestire anche la maglia azzurra della nazionale Under 20. Ventitrè anni in cui Fattori ha attraversato una fase di mutamento importante della pallacanestro nazionale, ma che ha sempre saputo affrontare mettendosi in gioco in tutte le realtà in cui è approdato per mostrare il suo grande potenziale.
Fattori, ripercorriamo i primi anni della sua carriera. Quali sono state le esperienze più importanti che ha vissuto?
«È stato un bel percorso iniziato molto presto a Rosignano. Poi c’è stata la chiamata di Siena e ho potuto vedere una Mens Sana che stava iniziando a costruire il progetto che l’ha portata a essere la squadra più forte in Italia per diversi anni. Dopodiché c’è stato il Cecina in B1, dove ho potuto misurarmi con giocatori forti che in quegli anni giocavano in B1 scendendo dalle categorie superiori. Partito da Cecina ho poi giocato a Montecatini e da lì è iniziato il mio viaggio tra A2 e B che mi ha portato in società importanti come Forlì, Osimo, Roseto degli Abruzzi e tutte le altre in cui ho avuto il piacere di giocare».
Aver giocato in 18 squadre diverse, è stato un vantaggio o avrebbe preferito esperienze più lunghe ma in meno società?
«Ci sono delle piazze significative in cui avrei voluto rimanere di più, ma non è stata colpa di nessuno. Spesso per situazioni economiche da alti e bassi, di anno in anno l’ambizione delle squadre cambiava e così è sempre stato difficile dar vita a progetti che mi riguardassero di più lungo termine».
Quali sono le piazze che ricorda con più piacere?
«Sicuramente Roseto degli Abruzzi, Bergamo e cito anche Montecatini che era reduce dalla serie A1. Devo però dire che in diverse parti d’Italia ho vissuto palcoscenici importanti e tifoserie per le quali la squadra di pallacanestro è quasi una religione, una tradizione familiare che tramandano di generazione in generazione. E questo è qualcosa di molto bello».
Nella sua ultima stagione ha giocato con la maglia di Cecina, chiudendo un po’ il cerchio e soprattutto vincendo un campionato. Cosa porta con sé dell’ultima esperienza in rossoblù?
«Dopo 23 anni in giro per l’Italia non nego che iniziasse a essere pesante essere sempre lontano e tornare a Cecina, che mi ha dato tanto soprattutto all’inizio della mia carriera, era la scelta più naturale. Ho il rammarico di aver avuto un infortunio alla caviglia dove mi ero già fatto male in passato e di non aver potuto dare l’apporto in campo che avrei voluto davvero fornire in un’annata trionfale per i colori rossoblù».
Sempre a proposito della Sintecnica Basket Cecina, come vede la squadra allestita dalla società che affronterà il prossimo campionato di serie B Interregionale?
«Ho seguito l’evolversi della situazione, è una squadra che potrà far bene in un campionato in cui, alla luce dei gironi, può figurare tra le protagoniste. Il ritorno di Milojevic, che non conosco personalmente ma che ho visto giocare, è un’ottima notizia così come conferme importanti come Turini, che potrà dimostrare ancora una volta il suo valore da giocatore di due categorie superiori, e di capitan Pistillo che è davvero un ragazzo di valore, al di là dell’ottimo giocatore».
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