Gioco
La favola del Castiglioncello
Stagione indimenticabile, playoff e terzo posto, mai così in alto in 104 anni di storia. Società, tecnico e squadra: un piccolo miracolo sportivo che ha esaltato la comunità
CASTIGLIONCELLO. Il Ciucheba è ormai solo un dolce ricordo. Eppure quest’anno a Castiglioncello sono tornate di moda le note di Gloria Gaynor. Tante volte. Tantissime. In pratica ogni domenica in cui la squadra vinceva. “Ca-sti-glion-cello... lalalala lala Castiglioncello” è stata la colonna sonora di una cavalcata fantastica che ha portato la squadra lassù dove mai in 104 anni di storia era arrivata: terzo posto nel campionato di Promozione e finale playoff combattuta con orgoglio fino all’ultimo pallone, fino all’ultimo secondo, fino all’ultima stilla di energia.
La squadra è diventata l’orgoglio di una comunità. Mai vista così tanta gente allo stadio come alle finali di Cecina: tifosi storici ma anche tantissimi giovani, sciarpe al collo e tamburo, applausi e cori, un senso di appartenenza che forse è la più grande conquista stagionale della società del presidente Domenico Iarrusso.
La svolta
I numeri nel calcio non sono una scienza esatta, ma a volte parlano e raccontano grandi verità. Il Castiglioncello dopo 3 giornate aveva 0 punti, dopo 5 giornate ne aveva 3 ed era ultimo. Ogni domenica un quintale di sfortuna rovesciato sul campo, quasi fosse un triste segnale premonitore.
È in questi momenti che si capiscono tre cose. 1) Quanto la società ha la testa sulle spalle. 2) Quanto un allenatore ha in pugno la squadra. 3) Quanto il gruppo nello spogliatoio è sano. È esattamente in questo momento che il Castiglioncello ha vinto il suo campionato. Con l’unione di queste tre componenti, che si sono strette come un pugno. Nessun dramma. Nessun veleno. Solo lavoro, fiducia, coraggio. E il mondo è girato, settimana dopo settimana. Sono arrivati 12 risultati utili consecutivi e nel girone di ritorno nessuno ha fatto tanti punti quanto il Castiglioncello: 29 contro i 25 del Cecina. Impressionante.
Squadra sempre a propensione offensiva avvolta in un 4-4-2 che talvolta si trasformava in 4-2-3-1, il Castiglioncello ha avuto il secondo miglior attacco del campionato ma soprattutto è stato una cooperativa del gol: ben 14 giocatori andati a segno, un dato per certi verso clamoroso.
L’allenatore
Gabriele Citi da queste parti è una sorta di Alex Ferguson, allena il Castiglioncello da 12 stagioni e conosce ogni angolo nascosto dell’ambiente. Prima 4 anni di cui due agli juniores (vincendo un campionato) e 2 con la prima squadra, (salendo dalla Second alla Prima), poi uno stop e ecco altri 8 anni filati con una promozione dalla prima Categoria nel 2019.
Citi ha avuto il merito di tenere la barra dritta anche quando il vento sembrava strappare le vele. Il gioco non è mai mancato. Anzi, cosa ha spesso impressionato del Castiglioncello è che la squadra in campo sapeva sempre cosa fare. Sia quando c’era da gestire, ma anche quando c’era da recuperare. Nessuna ansia e tanta consapevolezza. Ingredienti che solo un bravo allenatore sa mettere a tavola.
Il tutto senza mai speculare ma con un gioco offensivo. Il Castiglio ha avuto il secondo miglior attacco del campionato e, pensate un po’, ha sempre segnato in ogni partita giocata in trasferta, sia in campionato, che in Coppa che ai playoff in campo neutro.
La squadra
Il gruppo dicevamo. Da anni il Castiglioncello è come una grande famiglia, chi arriva poi fatica ad andare via. Chiedete a capitan Barbetta o a Gigoni che hanno appena festeggiato le 250 presenze in maglia azzurra. Due bandiere, due esempi dentro e fuori dal campo per i più giovani .
La vecchia guardia non ha tradito. Barbetta si è confermato tra i migliori portieri di categoria, Nencini e Nucci sono stati i baluardi al centro della difesa, Molinario, Francalacci e Gigoni sempre duttili e affidabili, Del Soldato pronto quando chiamato in causa. Stagione da protagonista (10 gol) per “Mino” Macchia, uno che ti fa sparire il pallone quando vuole ma anche terribilmente efficace, molto bene Grandi avanti e indietro sulla fascia destra, mentre a sinistra freccia di sorpasso sempre accesa per l’ottimo Giannini. Utilissimi anche Simoni e Marchiò.
Ma il Castiglioncello ha volato anche grazie ai tanti giovani che mister Citi ha buttato dentro senza paura. Le quote erano 3 ma spesso in campo se ne sono viste 4, se non 5. Tant’è che il Castiglio ha avuto un’età media tra le più basse, poco più di 23. A centrocampo Mori e Rossi (entrambi 2002) hanno dato energia al reparto, Fotino (2003) ha confermato la sua classe, mentre in difesa Andrisani e Bernini (entrambi 2004) hanno sempre retto molto bene il confronto. Tanti poi i ragazzi provenienti dagli juniores del settore giovanile che hanno dato il loro contributo: da Bardi (autore di 2 gol) a Orlandini, da Balducci a Dell’Agnello, fino a Stacchini e Leoncini.
Abbiamo lasciato in fondo Filippo Moscati, il gioiello arrivato a dicembre. Un gran colpo del ds Taffi, forse il nome più “nobile” della storia del Castiglioncello, 291 presenze e 91 gol tra serie C e D. Si è subito integrato, con 12 gol ha contribuito alla scalata e chissà che qua non abbia trovato (visti gli impegni di lavoro) l’ambiente ideale per continuare a divertirsi.
Tornando un attimo alla vecchia guardia, ci sono altri numeri che parlano da soli. Numeri che profumano di fedeltà. Gigoni indossa questa maglia da 10 anni, Barbetta da 9, Del Soldato e Grandi da 8, Nencini e Francalacci da 7, Macchia e Nucci da 4. Se nel calcio bandiere e affetto per la maglia non esistono più, il Castiglioncello è un’oasi di acqua fresca nel deserto.
La società
Dietro a una squadra tanto entusiasmante, c’è una società solida, che non vende fumo, portando avanti una gestione sana. Detto del presidente Iarrusso, il volto storico è quello di Pierluigi Deri che a questa società ha donato decine di anni, senza dimenticare Claudio Cataldo, il factotum Ignazio Pollari e naturalmente il ds Marco Taffi che ha costruito questo bel giocattolo insieme a Citi. E un ricordo speciale va allo storico dirigente Enzo Rocchi che si è spento proprio nelle scorse ore. Il Castiglioncello è un piccolo miracolo sportivo. Va applaudito ma anche sostenuto. Ecco perché adesso ha diritto di avere un campo. Lo merita davvero.
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