Toscana
Da 50 anni è il re del tatami Tarchi ha fatto la storia
Alll’ex azzurro di Rosignano il riconoscimento di 6° dan cintura bianca e rossa «Il judo è la mia vita, questa gioia la condivido con Cantini e coi miei allievi»
Michele Falorni
ROSIGNANO. Cinquant’anni di combattimenti e insegnamenti raccontano il percorso agonistico di Marco Tarchi, prima allievo di Renato Cantini, poi campione azzurro e infine maestro di judo, l’arte marziale che ha scelto come compagna di viaggio da bambino.
Dai giorni scorsi, esattamente dal giorno della festa del babbo – per lui, padre di famiglia, doppia soddisfazione – è 6° dan cintura bianca e rossa, che il presidente del comitato regionale toscano Fijlkam Francesco Usai gli ha consegnato nella sua seconda casa, la palestra Gianni Balestri sede dell’associazione Judo Rosignano tra gli applausi dei suoi ragazzi, della moglie Tania Paparoni e della persona che, all’alba dei Settanta, scommise su quel ragazzino di poche parole, ma deciso e pronto a imparare le antiche tecniche: Cantini.
«Al tatami ho dedicato passione e vita – ha detto emozionato – perché qui sono cresciuto imparando a credere in me stesso. Renato è stato un secondo padre, un amico, un confidente. Insomma, un uomo eccezionale che ancora oggi, a 80 anni, ci segue. Se sono arrivato fino a qui, però, lo devo anche a voi, che siete i miei allievi con cui ho condiviso momenti indimenticabili».
Gli atleti, che si allenano in quanto agonisti di interesse nazionale rispettando le norme anti coronavirus e il protocollo della Federazione italiana judo, lotta, karate e arti marziali, del Coni e dell’Aics, lo hanno applaudito perché, a soli 55 anni, ha centrato un obiettivo prestigioso per meriti sportivi e tecnici.
Classe 1965, Marco inizia a praticare nel 1970, a quattro anni e mezzo, scoprendo che questo sport da combattimento insegna disciplina e coraggio. Impara alla svelta e, al maestro Cantini – 7° dan – che tanto gli insegna porta nel tempo tre titoli italiani Fijlkam, tre secondi posti e quattro terzi di cui uno a squadre. Dal 1977 al 1986 vive l’avventura azzurra, vincendo tre tornei internazionali a Cinisello Balsamo, Tarcento e Genova, piazzandosi quinto agli Europei in Olanda, ma prima di chiudere si laurea altre tre volte campione italiano, due nell’Aics e una nella Uisp. I titoli regionali non si contano.
A 14 anni, intanto, è arrivata la cintura nera. Nel 1991 diviene allenatore, nel 2002 istruttore e nel 2008 maestro. Marco, pescatore di professione, capisce che trasferire la propria esperienza di atleta e uomo ai suoi allievi significa percorrere un tratto di strada in cui, a scavare la differenza, sono il continuo confronto e la capacità di capire e capirsi. Si getta nell’avventura con tutta la forza mentale di cui è capace, senza dimenticare che il tempo gli ha regalato grandi amicizie: gli olimpionici Michele Monti, morto nel 2018, e la medaglia d’oro Giulia Quintavalle. La prima sorpresa è sua figlia più grande, Camilla, già quinta assoluta agli italiani. Con lei, ci sono Matteo Vitale (terzo nella ranking list a Bergamo, ossia una classifica che quando ricominceranno le competizioni conterà per gli assoluti), Andrea Valenzisi (1° dan e aspirante allenatore) e altri.
«Il judo – ha spiegato il presidente Usai, 6° dan – crea legami indistruttibili, perché ci mettiamo le mani addosso e combattendo diveniamo quasi parenti. Misuriamo l’avversario e noi stessi, acquisendo autostima e sicurezza. Vi ringrazio di avermi ospitato: considero Marco un fratello e Renato un familiare».
Cantini, nel breve intervento, ha ricordato quanto il progresso abbia cambiato le relazioni sociali, sottolineando che le arti marziali creano amicizia e rispetto. «Tanti anni fa, in palestra, vedevo atleti uniti e vicini attorno a chi combatteva. Oggi il senso di appartenenza si è un pochino perso, ma noto con piacere che il vostro spirito di squadra è intatto». Poi la consegna della cintura, che Cantini ha legato alla vita del suo allievo. Luca Spadini e Alessio Turbati, due quarti dan adulti, gli hanno stretto la mano in segno di riconoscenza. La moglie gli ha portato una torta, che il maestro ha gustato a casa con le figlie Camilla e Giada. In attesa che, un giorno, le gare ricomincino. La pandemia ha stravolto il mondo dello sport, ma lui e i suoi ragazzi sono pronti. Si allenano tre volte alla settimana rispettando i protocolli federali e le regole delle arti marziali: disciplina e umiltà. —
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