Il Tirreno

La “nonna” sui pedali che fa sognare i bambini. «Il futuro della bici sono loro: aiutiamoli così»

Andrea Masini
La “nonna” sui pedali che fa sognare i bambini. «Il futuro della bici sono loro: aiutiamoli così»

Roberta Santini, appena rieletta nel consiglio del comitato provinciale della Federciclismo di Livorno, tra scrivania e nuove sfide  

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Una persona follemente innamorata del ciclismo, simbolo di una tradizione secolare legata al territorio e ai paesaggi della nostra provincia: tutto questo è Roberta Santini, appena rieletta nel consiglio del comitato provinciale della Federciclismo di Livorno. Originaria di Cecina, Roberta è tutt’oggi una ciclista capace di aggiudicarsi nelle ultime stagioni – nella categoria master women 3 – la Coppa Toscana ed il Giro del Granducato di Toscana, da aggiungere a numerose vittorie di tappa e piazzamenti in giro per la Toscana.

Santini, cos’è per lei il ciclismo? E perché lo consiglierebbe a un bambino?

«Non è retorica, ma a mio avviso si tratta di una vera e propria scuola di vita. Andare in bicicletta insegna a cavarsela in qualsiasi tipo di situazione, un po’ come nella vita. I ciclisti hanno una marcia in più e non si fermano di fronte a niente. Il freddo, la pioggia e la fatica fanno parte del gioco, anzi più è dura e meglio è. Ecco perché consiglio ai bambini di provare il ciclismo, sport che si pratica all’aria aperta e fortifica la mente e il corpo».

Strizzando l’occhio ai campioni di domani, attraverso quali progetti la federazione favorisce l’approccio alle due ruote?

«In tempi normali, la presenza nelle scuole (specie elementari e medie, ndr) da parte delle società è un aspetto di capitale importanza. Parlare di ciclismo ai bambini fa sì che poi in alcuni di loro nasca la voglia di cimentarsi con questo meraviglioso sport».

Covid permettendo, cosa le riserverà il 2021 nelle vesti di atleta?

«Innanzitutto mi auguro che si riesca pian piano a superare la pandemia. A quel punto, se i calendari verranno ufficializzati, nel menù ho la Coppa Toscana, un circuito di gran fondo e le strade bianche di Siena. Gli anni passano, ma l’entusiasmo è sempre quello di una bimba».

E da membro del comitato provinciale Fci di Livorno?

«Stesso discorso: il ciclismo non è solo sudore, chilometri e soddisfazioni personali, ma è sinonimo di felicità e aggregazione. Rivedere bambini e ragazzi festosi sui campi di gara è una delle sensazioni più belle che questo sport possa regalare e che spero di rivivere presto».

Cosa ci può raccontare della sua esperienza in Fci?

«Sono appena entrata nel mio terzo mandato e questo non può che rendermi orgogliosa; una bellissima avventura sbocciata nove anni fa, quando ero una ragazza mentre oggi sono diventata pure nonna (sorride, ndr). Adorando il ciclismo a 360 gradi, durante gli anni ho cercato innanzitutto di trasmettere l’amore per le due ruote e cerco, oltre a stare vicino alle società aiutandole a risolvere i problemi che possono sorgere. Fino alla passata stagione monitoravo la categoria Giovanissimi, la base del movimento giovanile che va dai 7 ai 12 anni e dove è fondamentale una figura di riferimento che infonda entusiasmo e passione ai più piccoli in maniera ludica».

Professionisti, amatori, ragazzi: in provincia di Livorno il sellino è quasi rito. Nonostante ciò, da qualche tempo, il numero dei praticanti si è ridotto. A cosa può essere dovuto?

«Non è tanto una questione del nostro territorio, visto che un notevole calo di tesserati è stato registrato su scala nazionale per la pandemia ma anche a causa di una sempre più precaria sicurezza. Purtroppo pedalare sulle meravigliose strade che ci circondano è sempre più complicato per la mancanza di rispetto nei confronti dei ciclisti. E le famiglie, giustamente, ci pensano due volte. Per fortuna, la nostra provincia gode di numerose piste ciclabili a disposizione dei bambini, che così hanno la possibilità di allenarsi in serenità. Ovviamente molto dipenderà dall’evoluzione di questo particolare periodo, con la speranza che si possa tornare a numeri importanti, punto di partenza per poi eccellere nelle gare regionali e nazionali. Tra i nostri giovani, senza dubbio, ci sono nascosti i Paolo Bettini, i Diego Ulissi gli Elia Favilli di domani». 


 

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