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l’iniziativa 

Francesco Mori e il tennis senza barriere «Cosi insegno a ciechi, ipovedenti e disabili»

Michele Falorni
Francesco Mori e il tennis senza barriere «Cosi insegno a ciechi, ipovedenti e disabili»

L’iniziativa sui campi del Ginepraiolo di Castiglioncello. «Mi piace vivere lo sport come un fantastico veicolo sociale»

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Michele Falorni

CECINA. Francesco Mori è un innovatore. Maestro di tennis, classe 1973, da vent’anni si dedica anche ai disabili, promuovendo iniziative e, da quando è sbarcato al Ginepraiolo di Castiglioncello, il progetto Nuova scuola tennis. Che, unendo visione e personali esperienze, si traduce nella non trascurabile capacità di creare una famiglia attorno al mondo della racchetta, invitando sul campo giocatori abili in maniera diversa, affinché si spalanchi la porta dell’inclusione e la rete serva solo a distanziare e non a dividere.

Un percorso che, preso atto dell’emergenza sanitaria e dei numerosi divieti, non tralascia gli aspetti psicofisici dei ragazzi. Il dritto e il rovescio, come il servizio e i colpi al volo, sono solo il punto di partenza.

Accanto alle lezioni tradizionali, ci sono i corsi per ciechi e ipovedenti e per gli atleti in sedia a rotelle. «Il programma che ho pensato – spiega il maestro federale – nasce nei mesi in cui l’Italia intera attraversa il periodo più difficile. Il coronavirus ha fermato all’improvviso il mondo dello sport, ma seguendo le indicazioni governative pratichiamo sulla terra rossa analizzando anche il rapporto con noi stessi, a partire dalla respirazione e dall’autostima, due componenti fondamentali di ogni atleta. Nuova scuola tennis è aperta a tutti, non ci sono limiti di età, perché l’obiettivo è stare bene trovando i giusti equilibri».

Al Ginepraiolo, gestito dai fratelli Gianluca e Alessio Spinelli e immerso tra il verde delle colline, Mori insegna su tre campi: uno in terra rossa scoperto, uno di stessa superficie ma coperto e il terzo polivalente in manto sintetico, così da organizzare pure una partita di calcetto quando sarà possibile. Le lezioni per i “diversamente visivi”, come il tecnico chiama i suoi allievi attribuendo un valore specifico anche al linguaggio, sono iniziate con una ragazzina che, applicando un consiglio dietro l’altro, ha trovato la posizione e i colpi per ribattere la palla. Ascoltando il rumore del rimbalzo e sviluppando il contatto umano, i risultati arrivano.

Francesco, specializzato al CT Pavesi di Milano dal 2015, insegna poi a giocare anche con l’altro braccio, introducendo così il concetto di bilateralità per chi, ad esempio, deve recuperare un infortunio a una spalla e non vuole fermarsi. «Lo sport – chiude – è uno straordinario veicolo sociale. Nel caso specifico, il progetto è studiato per avvicinare, conoscersi e includere, azzerando la diversità per confrontarsi allo stesso livello. E’ come costituire una grande famiglia in cui ogni persona collabora e aiuta in modo armonico e costante».

Nel curriculum di Mori non mancano le specializzazioni e numerose esperienze qualificanti. Maestro, istruttore di tennis per ciechi e ipovedenti e della federazione italiana sport disabili (aspetti cognitivi e fisici), per giocatori su sedia a rotelle, coach internazionale e Uisp, negli anni scorsi ha insegnato anche in Germania, a Ingolstadt, vicino a Norimberga, e all’accademia del tennis di Calenzano sotto la guida del professor Erasmo Palma, uno dei pionieri della percezione del rapporto tra atleta e tecnico, che con le proprie pubblicazioni ha messo al centro della sua ricerca nuovi modelli di formazione. —

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