Gioco
«La mia Juve di Boniperti e Gianni Agnelli...» Giovanni Socci vede il mondo bianconero
A 86 anni è uno degli storici frequentatori dei Bagni Olimpia. E tra i ricordi spunta quel maledetto giorno in curva all’Heysel
il personaggio
Educato e sorridente, Giovanni Socci da Volterra ha compiuto 86 anni il 7 luglio scorso e in questi giorni si gode il mare della sua Marina insieme alla moglie e alla figlia. Mentre il cuore gli batte forte per la città etrusca, dove ha sempre vissuto, e per i bagni Olimpia di Paolo Giovannelli che frequenta ogni giorno, trova il tempo per passeggiare in pineta – «un patrimonio dell’umanità», parole sue – e aprire il libro dei ricordi. Legati agli affetti familiari e alla Juventus, la squadra alla quale ha dedicato ragione e passione, bazzicandone lo stadio dai lontani anni 50 del secolo scorso, quando giocava ancora Giampiero Boniperti e Gianni Agnelli, l’Avvocato, era presidente. Un altro mondo, al quale è affezionato. Certo, da John Charles a Cristiano Ronaldo, due giganti forti e buoni in epoche diverse, il calcio e gli stili di vita sono cambiati. Lui, che li ha seguiti anche all’estero, ne ha ammirato prodezze e certezze. Presidente onorario dell’associazione goliardica Curva Sud, viene a Marina dal 1952, «in tempo – ricorda – per seguire l’inaugurazione di un campeggio vicino agli uffici della forestale e godermi in pieno l’aria tersa della nostra costa. Cosa mi piace? Il viale della Vittoria oggi ristrutturato, perché un colpo d’occhio uguale a questo non esiste da Pietrasanta a Grosseto. Complimenti all’amministrazione per il lavoro svolto e la piazza ricostruita davanti alla gelateria ‘La Barca’. Un intervento riqualificante e bello».
Che Socci apprezza e volentieri descrive agli amici presenti sull’arenile e pronti, con i giornali sportivi sulle sdraio, a bombardarlo di domande. Educatore in pensione, vanta un primato non semplice da eguagliare: ha seguito quasi tutte le finali europee della Juventus saltando l’ultima, tre anni fa in Champions League contro il Real Madrid. Sempre con la tessera del club di Volterra in tasca e con quella ritirata di persona a Villar Perosa. «Già – ricorda – scrissi alla società inviando in busta chiusa le fotocopie dei biglietti delle gare di Coppa dei Campioni. Mi risposero che mi avrebbero premiato. Vennero a prenderci alla stazione di Porta Nuova a Torino, salimmo in collina e, dopo l’allenamento della prima squadra, ritirammo l’attestato alla presenza di Gianni Agnelli».
Un colpo da fuoriclasse. Ma non è tutto. Giovanni, attaccato alla maglia bianconera quanto alla famiglia, il 29 maggio 1985 vola in Belgio per assistere alla partita maledetta tra Juventus e Liverpool. «Sì, ero allo stadio Heysel – racconta commosso ripercorrendo quei maledetti minuti – seduto nel famigerato settore Z. Successe confusione con i biglietti e, come sapete, con gli inglesi che invasero la curva. Mi salvai raggiungendo il campo di gioco grazie a due volontari credo della Croce Rossa che mi trasportarono sulle spalle. Mi girai e vidi 12 persone già stese senza vita. Immagini tremende che non dimenticherò mai». Michel Platini segnò su rigore e consegnò la prima e più discussa Coppa dei Campioni ai bianconeri.
Una delle pagine più nere della storia del calcio, flash impossibili da dimenticare per chiunque.
Sono passati 35 anni e il calcio lo appassiona ancora. A casa custodisce decine di autografi, cimeli e maglie ufficiali, tra cui quella di Alessandro Del Piero. La figlia Antonella vive e lavora a Londra con il marito e la famiglia. Lui, con la moglie Marisa, va spesso a trovarla e, appena può, acquista un biglietto e assiste a una partita di Premier League perché la passione per il calcio è forte e resistere non è facile.
Semplice e corretto, ha sempre aggiunto vita agli anni e non solo anni alla vita, frequentando ed educando generazioni di ragazzi. «I giovani? Oggi – conclude Giovanni Socci– hanno secondo me troppe possibilità. Devono studiare di più per capire meglio il mondo». Parole sante. Intanto, si gode il mare in attesa che, un giorno, l’Unesco riconosca patrimonio dell’umanità la splendida pineta di Marina che Giovanni tanto ama. —
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