Svolta ai Canottieri Solvay, ecco Andrea Brilli «Gruppo forte, qui faremo un bel lavoro»
Ex nazionale, da anni è uno dei tecnici più apprezzati del settore. «E tra i progetti c’è il lancio del coastal rowing»
ROSIGNANO
La sezione canottaggio dello stabilimento balneare Solvay, tempi addietro fucina di campioni italiani, europei e mondiali, si è assicurata come allenatore dei propri allievi un personaggio di primo piano per quanto riguarda questo sport: Andrea Brilli. Già delegato provinciale Fic. Livornese, 47 anni, nel 1988 entrò a far parte del Gs Vvf Tomei canottaggio e passato successivamente alla Nilo Sodini di Pisa arrivò anche a vestire la maglia della nazionale. Dopodiché iniziò la carriera di istruttore all’Elba, chiamato per far rinascere la disciplina remiera all’isola.
Quindi tre stagioni di nuovo ai Vvf Tomei e in tempi recenti il passaggio alla Società Canottieri Firenze.
Brilli, com’è maturata l’idea di approdare a Rosignano?
«Per puro caso: mi ha contattato un altro tecnico, dicendomi che ai Canottieri Solvay cercavano un allenatore per far ripartire l'attività remiera, e da lì è stato un attimo».
Ha pesato l'interruzione di oltre un anno per la sezione canottaggio dovuta al passaggio della pratica sportiva del Circolo ad Asd?
«Beh, sì, ha pesato abbastanza, sicuramente in termini di visibilità, e anche perché gran parte dell'attrezzatura in possesso ai Canottieri è andata deteriorandosi in questo lasso di tempo».
Qualcosa sulla sua “squadra”.
«Partirei in primis dai miei due aiuto allenatori, Lorenzo Rossi e Leonardo Bientinesi, i quali mi stanno dando un grande aiuto nel portare avanti l'attività; tra l'altro il prossimo anno entrambi faranno il corso per allenatori di primo livello. Ho due ragazzi di 10 e 11 anni, Raffaele e Guido, e un nutrito numero di ragazzi e ragazze che oscilla dai 15 ai 22 anni; alcuni di loro hanno già vogato, altri iniziano ora per la prima volta. Abbiamo organizzato anche un corso per adulti - master - uomini e donne, che sta avendo un grosso successo».
Lei a Rosignano ha lanciato la proposta del coastal rowing, peraltro in predicato di diventare disciplina olimpica. Motivo?
«Si, sono stato io a proporlo alla società, anche perché purtroppo qui non abbiamo bacini dove poterci allenare come si deve per il canottaggio, ma abbiamo il mare, gli spazi adatti, le spiagge… quindi, perché non provare con questa nuova disciplina che sta prendendo piede in tutto il mondo e tra l'altro a breve diventerà appunto olimpica?».
Se verrà introdotto il cosiddetto canottaggio in mare, vedremo presto imbarcazioni più larghe, adatte all'onda, al vento? E quelle tradizionali rimarranno?
«Spero di sì, anzi me lo auguro, e comunque qualcosa di tradizionale rimarrà sicuramente; siamo ad un bivio, dovremo riunirci e decidere per il futuro».
Un flash sulla sua passata esperienza di atleta e tecnico.
«Il canottaggio è stato la mia vita, mi ha regalato tanto e mi ha dato delle grosse soddisfazioni personali come atleta ed anche come allenatore, dove ho fatto delle bellissime amicizie».
Il passaggio ad insegnare è stato naturale? Cosa raccomanda ai suoi allievi?
«Certo, è stato naturale; sono molto socievole, mi piace stare con le persone. Cosa raccomando?
Di allenarsi seriamente, di rispettarsi, di essere altruisti, di essere generosi e di avere delle buone maniere e costanza; tanta costanza, che quella alla lunga paga sempre». —
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