Gioco
Lupi, l’uomo che fa volare in alto i portieri «Nocchi è un big, ma qui altri giovani bravi»
58 anni, preparatore dei numeri uno: «Il calcio è cambiato, prima resistenza ora velocità». I nuovi? «Barbetta e Frongillo»
Fabrizio Cavallini /ROSIGNANO
Massimo Lupi, rosignanese doc, un passato tra i professionisti eppoi allenatore dei portieri. In questi giorni Timothy Nocchi, uno dei suoi allievi, ha vinto la Coppa Italia di serie C con la Juventus Under 23.
Lupi, ci parli di Nocchi. Può ancora ambire alla B dove ha militato per l’ultima volta 2 anni fa col Perugia?
«Quando l’ho lasciato nel Rosignano, in serie D, oltre a un grosso margine di miglioramento aveva tanta volontà, tanta voglia di arrivare. E’ poi quello che l’ha condotto a rimanere legato per 15 anni a una società come la Juventus, insieme alla serietà e professionalità. Poi nel lungo periodo in cui è stato lontano da Rosignano ha fatto tanti passi avanti, allenandosi con portieri del calibro di Buffon, Szczesny. Avrà certo raggiunto l’apice della forma della sua carriera. Timothy per il fatto di aver giocato metà degli anni in prestito in B può ancora ambire a riproporsi nel campionato cadetto».
Dopo una bella carriera di C e D lei ha intrapreso quella di preparatore dei portieri. Cosa è cambiato da quando giocava ad ora?
«Da allora il calcio è cambiato tantissimo e più ancora è cambiato il ruolo del portiere. Ai miei tempi gli allenamenti si basavano molto sulla forza resistente, mentre oggi principalmente sulla rapidità. Praticamente è mutato un po’ tutto il sistema. Ora gli allenamenti durante la settimana per lavori specifici vengono svolti soprattutto in palestra, invece prima veniva fatto tutto sul campo».
Ad alti livelli i portieri italiani stentano ad emergere. Perché?
«Fino agli anni 90 credo che quella dei portieri italiani fosse una delle scuole più importanti del mondo. Anche qui, col calcio che è cambiato, c’è stato l’avvento dei portieri sudamericani in quasi tutta Europa. Che hanno portato ad un livellamento del ruolo del portiere. Fatta eccezione per alcuni di livello veramente alto”. Quando giocava, l’ambito dilettantistico era seguitissimo. Ora il pubblico è scarso. Anche i piccoli stadi la domenica erano pieni. Certamente la Tv ha influito molto nel togliere il pubblico dagli stadi, però credo che ci siano troppe squadre dalla 2.a categoria in su, che prima non esistevano. E anche per questo è sceso il livello calcistico».
Quando una squadra della provincia di Livorno tornerà nei professionisti?
«Difficile a dirsi, specialmente ora; dopo quello che è successo con la pandemia la maggior parte delle società sono e saranno in difficoltà per gli anni a venire. Spero in futuro il Rosignano, visto che negli anni d’oro del presidente Silvestro Polzella il professionismo è stato sfiorato. Se la Santarcangiolese non avesse pareggiato a tempo scaduto avremmo fatto noi i play off per l’accesso alla C2»
Quale portiere della zona in questi anni lo ha colpito?
«A parte Nocchi, due: Tommaso Barbetta e Nicolò Frongillo. Portieri che ho allenato e che non possono non colpire l’attenzione degli addetti ai lavori; atleticamente e tecnicamente penso siano i più forti della zona».
L'anno d'oro al Rosignano con mister Lazzini. Quale era il segreto del gruppo?
«Anni stupendi, dove a Rosignano per un certo periodo si è vissuto quasi il professionismo. Il segreto di allora? La grande famiglia che si era creata: società, allenatori e giocatori».
Lei che è partito dal Castiglioncello, come vede gli azzurri al battesimo in Promozione?
«La mia squadra del cuore rimane sempre il Castiglioncello, è lì che calcisticamente sono nato. Sono strafelice che nell’anno del centenario abbiano coronato il sogno dell’ingresso nella categoria superiore. Da tifoso mi auguro che gli azzurri possano fare qualcosa di importante anche nel campionato di Promozione».
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