Toscana
L’ultimo viaggio di Annibale Corsini con la tuta da corsa e i calzini speciali
Tante testimonianze, racconti e aneddoti di amici e sportivi Tra lui e le due ruote un legame speciale e inossidabile
Giorgio Creatini /CASTAGNETO
Il suo ultimo viaggio Annibale Corsini lo ha fatto indossando la tuta bianco-fucsia del GS Rosè di Bolgheri, società che aveva creato insieme a Ludovico Antinori. Ai piedi, i calzini griffati di Tommasini, il suo grande amico, costruttore di biciclette di Grosseto.
Si è voluto presentare nell’aldilà così, a confermare il suo legame con la bicicletta, un legame quello tra Corsini ed il ciclismo che vivrà per sempre. Vivrà nel ricordo e nelle testimonianze di tante persone che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene.
La sua vita, del resto, è stata sempre in simbiosi con le due ruote e anche i tantissimi messaggi di cordoglio giunti alla famiglia in questi giorni, hanno spesso ricordato aneddoti e episodi legati a questa sua passione.
Il sindaco Sandra Scarpellini lo ha salutato così: «Se ne è andato Annibale Corsini, un pezzo di storia locale. Ha voluto per l'ultimo saluto i calzini della Tommasini, da vero ciclista».
Il direttore di “Itinerari e Luoghi” Enrico Caracciolo per ricordarlo ha usato le parole di Paolo Conte nella canzone “Bartali” in cui il cantautore piemontese celebra e ricorda il campionissimo toscano: “Sono seduto in cima a un paracarro e sto pensando agli affari miei, tra una moto e l'altra c’è un silenzio che descriverti non saprei. Oh, quanta strada nei miei sandali, quanta ne avrà fatta Bartali quel naso triste come una salita quegli occhi allegri da italiano in gita.”
L’amico Gerardo Carpentieri ha ricordato il suo impegno nell’allestire la prima formazione di cicloamatori del Comune e le grandi discussioni di ciclismo, con capannelli sempre più numerosi, al Ciclo Sport.
Ma è stato Leonardo Barsacchi, che ha condiviso con Annibale tante esperienza con l’Unione Ciclistica Donoratico prima e con il De Rosa Bolgheri dopo, a ricordarlo con affetto e a raccontare alcuni dei tanti aneddoti che lo hanno visto protagonista: «Gara per Allievi a Livorno importante per Giancarlo Guarguaglini. Percorso difficoltoso con discreta ascesa per la categoria, tempo pessimo con pioggia e vento. Annibale in moto con io dietro a seguire Giancarlo che stava rientrando su una piccola fuga appena nata. Pioveva ed eravamo in discesa. Mi rivolgo ad Annibale e gli dico: «Siamo mezzi come pulcini» e lui, di rimessa: «Levati il berretto che ti scivola meglio».
E poi: «Nel bel mezzo di una gara che passava dalla Gabella e con un caldo atroce, io, Rino Rossi, Mario Vitali e Paolo Barsacchi, tutti consiglieri dell'Unione Ciclistica Donoratico, ci anticipammo per rifornirsi di vino e cocomero fresco dal banchetto estivo allestito in quella località. Il vino era per noi, il cocomero fresco per tutti. Al transito dei primi corridori in fuga, allungammo una fetta di cocomero ad Annibale per dissetarsi un po’”.
«A fine gara, chiedemmo ad Annibale se gli era piaciuto il cocomero e lui ci rispose: Di solito è pieno d'acqua, quella fetta era più secca di Isio Grechi».
«A Lanciano, nel luglio 1982, durante il nostro breve soggiorno per il Campionato Italiano Esordienti poi vinto da Giancarlo Guarguaglini, l'albergo sul mare dove alloggiavamo era prospiciente l'arenile di S. Vito Chietino. La spiaggia era piena di ciottoli rotondeggianti e chiari. Annibale, perplesso nel confronto con il nostro arenile, esclamò: "Ma cosa sono questi?" Ed io risposi: "Sono ciottoli! " La replica: "Ciottoli, questi son paioli!"
Leonardo Barsacchi conclude i suoi racconti tratteggiando anche un ritratto più intimo dell’amico campione.
«Annibale - racconta - era anche ironico a modo suo, ma di sicuro genuino, schietto e talmente semplice che spesso veniva additato come scorbutico e troppo polemico. Forse era per il bene che voleva alle persone a lui care e vicine. Spero che in futuro lo sport possa rendergli un degno tributo». —
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