Il Tirreno

Ferretti, nel nome del padre e del figlio da Giovanni a Andrea col Sei Rose nel cuore

Fabrizio Cavallini
Ferretti, nel nome del padre e del figlio da Giovanni a Andrea col Sei Rose nel cuore

Uno, classe 1965, arrivò fino alla Prima categoria: «Vado sempre a vedere le partite, sono molto legato al Rosignano» L’altro, classe 1992 è l’attuale capitano della squadra: «Questa è casa mia, il futuro sarà ancora in biancoblù» 

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il racconto

Fabrizio Cavallini

Non è proprio infrequente che padre e figlio abbiano giocato a calcio, ma è piuttosto raro che l’abbiano fatto nella stessa società. Come Giovanni e Andrea Ferretti. Ed è con loro che proseguiamo la piccola carrellata del… calcio in famiglia. Con gli stessi colori della maglia. Andrea, classe 1992, è terzino e capitano del Rosignano Sei rose. Suo zio è un nome molto noto nell’ambiente calcistico della zona: Marco Taffi. Nella società biancoblù ha fatto tutta la trafila delle giovanili fino agli Juniores nazionali. Passato al Vada, ha proseguito negli Juniores esordendo pure nella formazione maggiore di II categoria. Lo chiamò quindi il Castiglioncello nell’annata che vinse i play off e anche lì Juniores con mister Marco Franchi e prima squadra (I categoria) a guida Massimo Bacci.

Dopo il biennio in azzurro il tecnico Gabriele Citi lo portò con sé a Montieri (II categoria), dove fece un bel campionato ma nel finale rimase vittima di un infortunio. Seguirono tre stagioni al Palazzi/Monteverdi (allenatori Lorenzi, Tarquini e Cignoni), finché - ed è ormai storia recente - fu chiamato a Rosignano dal direttore generale Vincenzo Laudanna, il quale ne era stato allenatore quando era piccolo. Sotto le ciminiere tornò con un manipolo di altri giocatori gialloverdi che abitavano a Rosignano, visto che la società aveva optato per allestire un gruppo formato perlopiù di calciatori del luogo.

In blocco ne assecondarono il progetto.

«Ora che eravamo a lottare per il play off – dice – l’interruzione per il coronavirus; l’anno precedente ci eravamo salvati tranquillamente».

Futuro sempre in biancoblù?

«Sinceramente penso di sì. Ci si sta bene e vogliono mantenere il gruppo di ragazzi di zona. Se resteranno anche i pochi che venivano da fuori, nessun problema, perché quelli che sono venuti in questi due anni si sono comportati molto bene, non c’è mai stato da ridire di nessuno».

Indiscrezioni sulla prosecuzione del campionato?

«Di ufficiale non c’è niente. Sembra che un’idea sia quella di congelarlo con la prima che sale e l’ultima che retrocede. Ma è tutto in alto mare».

Gli effetti della pandemia si faranno comunque sentire.

«Penso di sì e di questa situazione ne risentiranno un po’ tutte le società,. Meno soldi e meno sponsor. Io ed i compagni - ci sentiamo tutti i giorni - abbiamo voglia di giocare e vorremmo farlo nella squadra del paese dove siamo nati e cresciuti. C’è chi nel calcio gioca per i soldi, però non dovrebbe essere così, per come la vedo io».

Pur coi limiti di cui sappiamo, ti stai allenando?

«Sì, faccio attività motoria all’aperto. Prima in casa. La preparazione spero si possa iniziare come sempre ad agosto».

Sportivo eclettico, classe 1956, papà Giovanni col pallone ha iniziato a 17 anni, nel Rosignano (dopo aver praticato atletica, tennis e basket). Attaccante, nel biennio di permanenza è stato nella Juniores di Luigi Monti e nella prima squadra di Mario Bulli, in I categoria.

Da lì 7 anni al Castiglioncello e alla fine della carriera uno a Vada, per poi iniziare ad allenare, nell’83. Cominciando con gli Juniores del Castiglioncello, dopodiché andò a Vada ad occuparsi della scuola calcio e quindi 4 stagioni a Cecina, alla guida dei Giovanissimi professionisti. Seguì il ritorno a Vada, sempre per la scuola calcio. Nel 2006 nacque il Sei rose, società di settore giovanile che forniva giocatori ai club calcistici del comune e Giovanni Ferretti ne fu responsabile tecnico.

Quando la lasciò, nel 2013, c’erano 350 ragazzi. Ora a Rosignano pare si concretizzi il progetto di una nuova società. «E’ la formula più conveniente, quella di un’unica squadra invece di due, perché nel comune vi sono già Vada e Castiglioncello. Se prima non c’erano soldi, ce ne saranno sempre meno. L’importante è operare insieme e col cuore, continuando a lavorare coi ragazzi del territorio con qualche innesto oculato da fuori. O si agisce col cuore o sarà difficile andare avanti. E spero che facciano un settore giovanile, perché ci siano ragazzi che arrivino alla juniores».

Frequenta ancora lo stadio?

«Sì, vado volentieri a vedere la partita. Bene o male sono rimasto legato al Rosignano. Dove abbiamo vissuto fra l’altro l’era Polzella, la serie D. Un bell’ambiente». —

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