Il Tirreno

Perché non facciamo una squadra femminile? E ora il Palazzi Monteverdi pensa in grande

FABRIZIO CAVALLINI
Perché non facciamo una squadra femminile? E ora il Palazzi Monteverdi pensa in grande

L’idea e è nata dalla volontà di alcune ragazze, adesso si punta all’iscrizione a un campionato Figc. Il tecnico Caracini: «Un gruppo super» 

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L’intervista

FABRIZIO CAVALLINI

L’Associazione Sportiva Palazzi/Monteverdi si è dunque dotata di una squadra femminile. Il progetto stava andando avanti speditamente, ma quando è insorta l’emergenza coronavirus si è interrotto, come è avvenuto in ogni altro ambito calcistico.

E ora nel sodalizio gialloverde si attende di poterlo proseguire, in presenza di precise disposizioni al riguardo, così da riprendere le sedute di allenamento per poi iniziare l’attività agonistica, per la quale però non si prevedono tempi brevi.

A guidare la formazione è il tecnico Massimo Caracini (in possesso di patentino Uefa B), al contempo direttore sportivo del settore giovanile del Piemme.

Le atlete, ha intanto affermato il mister, «meritano davvero un plauso per l’attaccamento alla società e la volontà messa in campo. Ed è una delle ragioni per le quali ci siamo tuffati con grande entusiasmo in questa nuova avventura».

Caracini, come vi è venuta l'idea di dar vita ad una squadra di calcio femminile?

«L’idea e è nata dalla volontà di alcune ragazze, appassionate di calcio, che ci hanno chiesto di creare una squadra femminile. Allora sia loro che la società si sono adoperate in tal senso contattandone altre intenzionate a giocare a calcio, tramite amicizie comuni e social network».

Qualcosa su questa nuova realtà.

«La squadra, che si è definitivamente formata nello scorso novembre, è composta da undici ragazze tra i sedici e i diciotto anni, ma c’è anche una mamma di trent’anni. Con loro abbiamo sempre effettuato due o tre allenamenti alla settimana e le giocatrici hanno dimostrato tanta voglia di imparare e tanto impegno».

Sono tutte locali?

«Non solo. Ve ne sono sia di Palazzi che di Cecina, ma anche di località limitrofe tipo Vada, Castellina Marittima, La California e addirittura Monteverdi Marittimo, a testimoniare il loro interesse».

Com’è andata sinora? E qual è il programma futuro?

«Le ragazze hanno raggiunto un buon livello tecnico-tattico, e se non fosse stato per l’interruzione dovuta alle restrizioni del covid 19 le avremmo fatte partecipare a vari tornei tra Livorno, Rosignano e Isola d’Elba. Tornei ai quali avevamo già dato la nostra adesione, ma che purtroppo sono stati annullati».

E adesso che cosa pensate di fare?

L’intenzione è quella di continuare a sviluppare questo settore, appena ne avremo la possibilità. In più, di aumentare il numero delle partecipanti e magari iscriverle ad un torneo Figc a undici».

Lei è stato a lungo mister in campo maschile. Che differenza c’è fra guidare una squadra di maschi e una di femmine?

«Ovviamente c'è differenza con l’allenare dei ragazzi, che a quell'età sono già formati tecnicamente parlando. Con le ragazze si è dovuto cominciare dai primi livelli di insegnamento - anche se ce ne sono alcune decisamente brave - ma hanno comunque fatto tutte dei passi da gigante e ora, prima dello stop, potevamo considerarci una squadra competitiva».

Cosa prevede e cosa auspica per il rientro in campo?

«Per la ripresa, che ancora non sappiamo quando ci sarà, la società conta di incrementare il numero delle giocatrici e di dedicare loro anche degli appositi spazi, così da poter intensificare gli allenamenti. E poi puntiamo ad iscriverle a campionati Figc, anche se questo potrà poi comportare alcune trasferte fuori regione». —



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