Gioco
La malinconia di Giulia, oro a Pechino: «Quanto mi mancano la palestra e i sorrisi dei miei piccoli atleti»
Quintavalle, una vita dedicata al judo e protagonista del grandissimo acuto alle Olimpiadi del 2008, adesso allena alla palestra Kodokan che è stata chiusa per il coronavirus
CECINA. «Tenete duro, noi ci siamo», dice Giulia Quintavalle, oro olimpico a Pechino 2008, madre di due figli piccoli, una vita dedicata al judo in nome e per esclusivo conto della disciplina e dei risultati che nel tempo l’hanno issata sul tetto del mondo.
Il coronavirus le ha stravolto le abitudini, ma non ne ha modificato il carattere: elegante e decisa, è stile e stiletto. Il Kodokan, la palestra in cui insieme al marito Orazio D’Allura e ai maestri Mara Laici e Andrea Falso allena i bambini, è chiusa.
Tutto lo sport è fermo, sono giorni tristi. Come li vive una campionessa come lei?
«Mi dedico ai miei bimbi, Leonardo e Zoe, e seguo in video le lezioni con i nostri allievi. Nei pochi momenti liberi leggo, ma non è facile distrarsi. Il momento è tremendo e nel buio ancora nessuno riesce a vedere una luce».
Ci racconta la sua giornata ai tempi dell’emergenza sanitaria?
«Compiti con Leonardo, iscritto in prima elementare, e giochi con Zoe, tre anni. Poi, rispettando la tabella di marcia, allenamenti per gli atleti costretti a casa come tutti. I più grandi anche tre volte alla settimana in simultanea, mentre con i piccoli disegniamo e ripassiamo a mente le tecniche. Nel judo, come nelle altre discipline da combattimento, non esiste la distanza fisica: perciò dico che ricominciare non è semplice. Ho visto dei filmati sul Giappone, dove i praticanti indossano le mascherine e disinfettano ogni volta il tappeto sul quale salgono».
Una procedura complicata, al momento non applicabile in Italia, dove i tempi della ripartenza rimangono incerti.
«Impensabile, in uno sport a contatto pieno, preparare una gara a uno metro l’uno dall’altro. Sullo sfondo, ci sono le olimpiadi che il paese del Sol Levante ospiterà a settembre del 2021, con un anno di ritardo sulla scadenza quadriennale a causa del contagio.
Altra situazione difficile per via delle qualificazioni che dovrebbero ricominciare dopo l’estate. Ma come svolgerle senza alcuna preparazione fisica?»
Un problema che interessa pure il basket e il calcio, dove il gruppo è la base e in campo i contrasti sono la regola.
«Sono dispiaciuta, mi manca il rapporto con i bimbi e l’atmosfera della palestra. Siamo una grande famiglia, ci sono i genitori e i nonni e le nostre piacevoli relazioni umane. Annodare una cintura, dare un abbraccio e sorridere: tutti aspetti che compongono la nostra vita. Avevamo tracciato la rotta, fissato gli obiettivi e promosso il gioco di squadra: invece, niente. I piccoli a casa soffrono, perché la compagnia è insostituibile. A scuola ci sono gli amici in classe e i momenti di svago: chi ha frequentato la prima elementare è penalizzato perché non ha avuto la possibilità di adattarsi. Dovremo ricominciare tutto da capo. Lo sport? Lo sport è sicuramente vita. Allena la mente a qualunque età e la tiene attiva. Penso non solo agli atleti ma anche ai disabili e agli anziani».
Cintura bianca e rossa 6° Dan e finanziere, Quintavalle spera che il quadro sociale cambi da giugno. Certo, dovremo coesistere con i guanti e le mascherine, ma forse avremo più libertà. E sarebbe intanto un primo passo verso il ritorno alla normalità, nella vita come nello sport.
Ad oggi non rimane che il fitness, ovvero la preparazione fisica a distanza via schermo. Serve pazienza.
«Ho telefonato più volte a Renato Cantini – conclude Giulia Quintavalle – è disperato perché mai, in vita sua, ha trascorso un giorno tra cucina e tinello e non riesce a sopportare questa situazione. Ci siamo detti in bocca al lupo. Tenete duro, noi ci siamo». —
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