Gioco
Dal nonno ai nipoti, passione color granata «Un gruppo di amici anche fuori dal campo»
La famiglia Ficcanterri: in campo i fratelli Matteo (Allievi A) e Francesco (prima squadra). Babbo Riccardo difensore fermato dall’amore
VADA
La famiglia Ficcanterri con il calcio ha un legame indissolubile. Due fratelli, il babbo e il nonno: tutti di fede granata. Il più piccolo è Matteo, classe ’94, centrocampista. Da bambino ha iniziato nel Vada e coi coetanei si allenava nella palestra delle scuole elementari. Quindi sei anni al Gs Rosignano, fino agli Allievi A con l’allenatore Massimo Sarzanini. Da lì il ritorno a Vada: un anno di Juniores (mister, Riccardo Bitossi) e poi sempre in prima squadra dove lo fece esordire il tecnico Valerio Demi, cui seguirono Mirko Rossi, Piero Poggetti, Antonio Luongo e il ritrovato Massimo Sarzanini, da due stagioni appunto alla guida della formazione maggiore. Da Matteo un breve commento alla stagione: «abbiamo fatto un buon girone d’andata, mentre in quello di ritorno non siamo andati tanto bene. Principale causa, la rosa dimezzata dagli infortuni, che hanno interessato soprattutto gli attaccanti: da averne 5 ci siamo ritrovati con uno solo, e non sempre».
Qual è la squadra che ti è piaciuta maggiormente?
“Il Pomarance. Senza nulla togliere al San Vincenzo, il Pomarance mi sembrava che nel complesso avesse qualcosa in più. Perlomeno nelle partite che ha fatto con noi mi è parsa la più forte».
Come si prospetta il futuro granata?
«Difficile dirlo. Comunque le basi da cui ripartire ci sono. Il gruppo è valido, sia come giocatori che come ragazzi, amici di squadra».
Nell’ambiente si sente aleggiare il desiderio di poter contare su un nuovo campo.
«A fine stagione ci sarà un cambio dirigenziale. E coi nuovi ingressi, forse un nuovo campo».
Anche il fratello Francesco (lui è del ’91) è un centrocampista, ma rispetto a Matteo gioca un po’ più avanti; del team di Sarzanini è il capitano. Col pallone ha cominciato nella Scuola calcio granata quando aveva 5 anni. Dopo, il trasferimento al Gs Rosignano, dove militò fino al rientro alla base con gli Allievi A. E da più di 10 anni è in prima squadra.
Qualche parola su questa lunga militanza.
«Nel tempo ho visto tante situazioni e potrei quasi scrivere un libro. Ci sono stato bene. Un ambiente tranquillo. E quella che è fondamentalmente la cosa più importante, noi giovani di Vada e della zona ci siamo sempre divertiti. Siamo riusciti a fare buoni campionati; non importanti, però ci siamo sempre salvati con tranquillità. Anche quest’anno c’è un bel gruppo, disponibile, che ha superato diverse difficoltà. Si sono susseguiti eventi, infortuni, ma a questo gruppo affiatato di amici è andata ugualmente bene».
L’evento dello scorso dicembre?
«Sì. Nella lavanderia durante la notte una scintilla ha provocato un incendio nel quale sono andati bruciati palloni, attrezzature, mute di tutte le squadre. Il giorno dopo non ci siamo potuti allenare perché non c’era più niente. Al di là di tutto abbiamo fatto una bella annata e come dicevo ci siamo divertiti».
Pensi che il campionato non riprenderà?
«Ritengo che la stagione per quanto ci riguarda sia finita qui, non essendoci le condizioni per proseguirla. Ma se dovesse riprendere, meglio. Non vediamo l’ora, ci sentiamo sempre, e anche se poi il campionato non ricominciasse, arrivare ad allenarci tutti insieme sarebbe comunque ottimo».
Papà Riccardo è nato nel ’61. Col Vada ha giocato nell’allora Under 20, per passare successivamente in prima squadra. Poi si è fidanzato, e lei abitava a Firenze, per cui la domenica non poteva più giocare. Ma riprese una volta sposato, sempre a Vada, con gli Amatori. Da stopper, come prima. Nei tempi in cui le entrate da dietro non erano da espulsione. I figli li segue sempre, al Campo del Mare e in trasferta. Ed eccoci arrivati a nonno Carisio Ficcanterri, classe 1935. Originario di Vada, come Riccardo. Matteo e Francesco. Lui a pallone non ha giocato, ma della società è stato membro del consiglio direttivo. —
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