Gioco
L’unica Spina che ha fatto solo esultare È Simone il simbolo del basket a Donoratico
Arrivato nel 2005, con lui (prima in panchina e poi come ds e responsabile del settore giovanile) sono state scritte le pagine più belle
IL racconto
Corre l’estate 2005. Con il Pala Europa inagibile per i lavori di pavimentazione, il punto di ritrovo della palla a spicchi donoraticense è diventato il mitico Nautilus di Enrico Gozzoli. Alle spalle, l’ennesima stagione chiusa ad un passo dal salto di categoria in serie D. Un po’ di frustrazione, ma anche tanta fiducia e voglia di fare bene: da un anno Roberto Salvadori è subentrato a Marcello Bargellini come presidente, portando nell’ambiente grinta e entusiasmo. Il nuovo numero uno gialloblù è una dinamo inesauribile e, dopo una trattativa lampo, piazza un colpo da novanta: Simone Spina. Le vie del destino tracciano sempre traiettorie imprevedibili: alle spalle, però, c’è sempre un disegno. Simone arriva a Donoratico dopo anni di C tra Follonica e Piombino: prima come ottimo giocatore; poi come allenatore vincente. Forse non il massimo per un agonista come lui, ma ci sono incentivi ben più importanti: l’amore per la sua Stefania su tutti. È lì, nell’afoso giugno 2005, che queste premesse concretizzano uno dei connubi più importanti nella quarantennale storia della società dell’elefantino. A Spina vengono affidate la Promozione e la formazione U14, due gruppi rodati e pronti a far bene. In mezzo, una fortissima U16 Eccellenza che Simone segue con grande interesse, tanto da lanciare senza il minimo timore alcuni di quei quindicenni in prima squadra. Le sue armi sono la passione e la grinta: Spina però è soprattutto un vincente e il primo anno arriva subito un trofeo importante con la sua squadra giovanile nell’Adriatica Cup di Pesaro (bissato anche dal primo posto del gruppo U16, segnando una storica doppietta). Con la Promozione il sogno si ferma ancora una volta alle porte del paradiso, ma la strada è tracciata e le idee sono chiare. Il suo carisma e la lungimiranza societaria permettono infatti l’arrivo in gialloblù di giocatori di livello, abituati a ben altre categorie: dai gemelli Giacomo e Lorenzo Francardi e Giulio Bianchi, passando per Roberto Benini e Matteo Beccari. Attorno a questi ragazzi, rimasti legati per anni alla società e al paese, cresce intanto un gruppo di giovani interessanti. È con loro, assieme al fenomenale approdo in gialloblù della stella argentina Pablo Crudeli, che nella stagione 2009/2010 si concretizza l’impresa: dopo una stagione perfetta, senza neanche una sconfitta, Donoratico vola in serie D. È il successo della passione e della lungimiranza. Spina sa bene che il piano di sopra si presenta tosto e imprevedibile, ma conferma la sua fiducia nel gruppo e aggiunge solo un pezzo, pur importante: Marco Iaconi. Il primo anno in D si rivelerà indimenticabile: con due giovanissimi prodotti del vivaio in quintetto, Muti e Cassanmagnago, i gialloblù volano ai playoff dopo una striscia di 10 vittorie consecutive. La spinta del DS Stefano Belmonte, la visione di Salvadori e l’energia di Spina e del suo vice Prescendi consolidano nel panorama regionale una realtà che inizia a distinguersi per meticolosità e programmazione, dal Minibasket in su. Seguono altre stagioni bellissime, con l’approdo in Piazza Europa di future bandiere quali Emiliano Vicenzini, Niccolò Bottoni e Marco Bartolini. Gli anni però passano e Simone decide di interrompere per un po’. La sua figura resta un riferimento importante, in società continua ad appoggiare e seguire le operazioni, ma lontano dal parquet. Dopo un anno e mezzo, tuttavia, la situazione si presenta complessa: la serie D è arenata in zona retrocessione e risollevare le sorti della stagione sembra ormai difficile. Salvadori lo richiama in panchina e lui accetta: in un finale emozionante e pazzesco, i gialloblù vincono tre delle ultime cinque partite e conquistano una salvezza incredibile sul campo del Vela Viareggio. È l’ennesima vittoria del guerriero che, dopo l’impresa (2015), decide di passare definitivamente dall’altra parte e di rivestire il ruolo di Direttore sportivo e di Responsabile del settore giovanile. È in questo momento che si concretizza un altro passo decisivo. Dopo aver affidato la serie D a Pablo Crudeli, porta a Donoratico un talento dimenticato come Elia Bini, Lorenzo Martinelli e Alessandro Manetti, costruendo una squadra pazzesca che sfiora per un soffio la serie C. Bini viene rilanciato come uno dei migliori giocatori di categoria e, l’anno successivo, il suo occhio da scout permette alla squadra di aggiungere anche un altro grande talento, pur giovanissimo: Lorenzo Pistillo, oggi in serie B. Sono sliding doors che si susseguono in un vortice di emozioni che si chiude nel 2018, dopo aver creato il primo Donoratico Basket Camp e aver rafforzato con le collaborazioni un settore giovanile divenuto ormai un fiore all’occhiello. Se il Basket Donoratico è quello che è diventato oggi, a Simone Spina va una grande fetta di merito. Nei giorni scorsi, rilanciando una catena che sta circolando molto tra gli sportivi, il suo profilo Facebook è stato inondato da splendidi ricordi da parte di tutti i suoi ex-giocatori. Simone per il Basket Donoratico è rimasto e sempre sarà un riferimento, un amico, un fedele confidente. Ma ha lasciato anche un segno indelebile, come confermato sulla sua bacheca da uno dei ragazzi da lui lanciati, Emanuele Creatini: “ti ho avuto poco come coach, ma facevi entrare in campo la gente con la bava alla bocca. E sicuramente mi hai trasmesso questa mentalità. Grande Simo”. —
GIORGIO CREATINI
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