Gioco
De Feo: «Fa bene al cuore e al fisico così ho portato il calcio camminato qui»
Il medico cecinese racconta l’avventura coi Veterani e parla del Covid-19: «Contagio sottovalutato, ma ora siamo sulla strada giusta»
Fabrizio cavallini
Gianfranco De Feo, noto medico cecinese e vice presidente della sezione locale dei Veterani dello sport. Ci parla del walking football, che lui stesso ha introdotto in città. Passando poi a toccare l’argomento dell’emergenza coronavirus.
Come sono andati questi primi mesi di walking football?
«Anche il walking football si è fermato, ed a farlo è stato fra i primi in Italia. Dopo aver partecipato al campionato nazionale Unvs over 50 a Vercelli il 6 ottobre scorso, avevamo ripreso l'attività presso la palestra della Polisportiva Palazzaccio e ci eravamo iscritti come over 60 a quello del 2020 che si dovrebbe svolgere a ottobre a Bassano del Grappa. Nel 2019 siamo stati molto attivi sia facendo una preparazione quasi settimanalmente, sia offrendo dimostrazioni in occasione della "Settimana dello Scompenso cardiaco" a maggio in collaborazione con la Cardiologia del nostro ospedale ed anche in occasione di manifestazioni sportive a Rosignano Solvay, Santa Luce, Montescudaio... Abbiamo vinto il campionato regionale Unvs battendo gli amici-nemici di Pisa nel mese di luglio ed anche a Vercelli a ottobre, nonostante si fossero rinforzati con ex giocatori del Pisa di Romeo Anconetani come Occhipinti, Caneo e Ipsaro».
Come le è venuta l'idea di portare a Cecina il calcio camminato?
«Già nel 2018 come sezione Unvs ‘Giorgio Chiavacci’ siamo stati contattati dagli amici Veterani di Novara che sono stati i primi in Italia a praticare questa disciplina nata in Inghilterra nel 2011 e consigliata come pratica sportiva per persone di età superiore ai 50 anni per mantenersi in salute divertendosi, sia appassionati del pallone che ex giocatori che hanno terminato la loro carriera dilettantistica o anche professionistica. Come medico e come veterano dello sport ho impostato questa attività soprattutto dal punto di vista ludico-sportivo ed anche riabilitativo, dato che molti medici sportivi e cardiologi hanno consigliato questa pratica come positiva per contrastare la sedentarietà, l'obesità, il diabete, l'ipertensione, le malattie cardiovascolari e gli esiti traumatici muscolo-scheletrici. Quindi lo scopo principale del walking football è mantenere il benessere psico-fisico della popolazione ad ogni età».
Ma i veterani rossoblù prediligono questo tipo di disciplina o il tradizionale calcio over?
«Innanzitutto vorrei precisare che considerarsi ‘veterano’ non vuol dire essere anziano o vecchio, ma il termine è sinonimo di esperienza e di saggezza. Per quanto riguarda i nostri soci più giovani è naturale che prediligono il calcio ad 11; infatti partecipano ai campionati over 40, come il Torneo del Ciclamino che organizziamo ogni anno a Cecina a maggio. Il wf permette anche a coloro che da tempo hanno cessato l'attività sportiva per limiti di età o per malanni fisici di continuare a praticare lo sport preferito dato che nel calcio camminato sono eliminati i rischi in quanto la velocità è ridotta (non si può correre), anche i contrasti sono eliminati ed il colpo di testa è vietato, come è vietato entrare nell'area del portiere».
Quali sono i programmi?
«Per i programmi futuri devo dire che, come per tutti gli altri sport, siamo condizionati dal periodo che attualmente stiamo affrontando e che ancora non sappiamo quando terminerà e potremo di nuovo riprendere le nostre attività come prima. Se tutto andrà bene, molto probabilmente come Unvs di Cecina parteciperemo ad ottobre al campionato nazionale over 60 a Bassano del Grappa. Spero che ci sarà il tempo per prepararci a questa manifestazione, anzi, passato lo tsunami della pandemia, invito i molti appassionati di calcio ed ex calciatori di una certa età a praticare questa nuova disciplina sportiva, anche solo a scopo salutistico».
Lei che è medico, come interpreta gli ultimi dati della pandemia?
«Gli ultimi dati della pandemia ci dicono che, nonostante ci siano nazioni dove non sono stati ancora raggiunti picchi elevati, in Italia si sta lentamente andando incontro ad un calo dei contagi, sempre che non ci siano focolai nelle regioni meridionali. Inoltre, essendo allo studio da parte degli scienziati l'evolversi di questa malattia, non sappiamo come e quando questo virus si attenuerà e si potrà combattere in modo efficace con i farmaci e col vaccino specifico».
Non pensa che la pericolosità dell'infezione in Italia sia stata all'inizio colpevolmente sottovalutata?
«Inizialmente in Italia questa infezione è stata sottovalutata dai nostri governanti, ma anche dalle nostre autorità sanitarie; basti vedere cosa hanno detto a gennaio e febbraio nei vari servizi televisivi, salvo poi prendere le misure restrittive in cui ci troviamo. Penso però che la causa principale della situazione in cui ci troviamo dipenda dal fatto che non è stato aggiornato il "Piano Nazionale contro le pandemie", rimasto fermo a quella suina (2010) ed a farne le spese sono stati soprattutto gli operatori sanitari perché non è stata rispettata la norma di avere una riserva nazionale di dispositivi di protezione individuali (Dpi). Penso che ci sarà molto da fare da parte della Magistratura per accertare la responsabilità...».
Sembra che dovrà passare molto tempo prima di poter abbassare la guardia. E' d'accordo?
«Sì, ci vorrà del tempo, però sono ottimista, perché la corsa per le cure contro il coronavirus è già cominciata. Si stanno testando farmaci per contrastare la polmonite interstiziale che sta mietendo tante vite, però la soluzione ideale è un vaccino specifico per questo virus. Attualmente sono in corso molte sperimentazioni in varie parti del mondo, ma occorrerà attendere e non è escluso che ci sia la possibilità di avere il vaccino fra dicembre 2020 e gennaio 2021. Tra l'altro ho letto che un nostro connazionale, Andrea Gambotto dell'Università di Pittsburg, sta sviluppando un vaccino-cerotto da applicare direttamente sulla pelle in modo facile e indolore, che è già ad uno stadio avanzato di sperimentazione».
In che modo va vissuta la grave emergenza da coronavirus?
«Purtroppo questa grave emergenza ci costringe ad osservare le imposizioni governative se vogliamo uscirne il prima possibile. Non dobbiamo aver fretta per non perdere quanto fatto finora e non dover ricominciare da capo con le restrizioni. E' vero che non sarà più come prima, abbiamo scoperto una vita più rallentata, ci si gode di più la famiglia, si scoprono altri valori e ci si accorge di quanto l'uomo abbia danneggiato il nostro pianeta e questo ci fa riflettere per il futuro dei nostri figli e nipoti».
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