Sicurezza
Quando si giocava nel parco di Villa e le palline si perdevano nella macchia
Il tennis a Donoratico: dai primi campi “artigianali” degli anni ’70 e l’impegno di Bezzini alla fondazione del circolo
Il RACCONTO
Giorgio Creatini
Il Circolo tennis Donoratico rappresenta oggi una splendida realtà dello sport comunale. Il team della presidente Rosella Carosi si avvale di un cospicuo numero di tesserati e un ottimo settore giovanile con prospetti interessanti.
La sede logistica poi, conta su tre campi, uno dei quali al coperto in terra battuta e un contorno di verde curato e accogliente. A tutto questo si è arrivati dopo un lungo percorso iniziato nei lontani anni ’70.
Il seme della passione per questo sport nel comune fu gettato dall'indimenticabile maestro Luciano Bezzini che all'epoca fu tra i soci fondatori del Cavallino Matto. Vennero costruiti due campi ad uso dei villeggianti, ma sull’input di Bezzini, anche diversi locali iniziarono a misurarsi con la racchetta.
Il boom arrivò una decina di anni dopo, seguendo le gesta di Panatta, Barazzutti, Connors e Mc Enroe, furono in molti a esercitare con continuità questa disciplina, i campi del Cavallino erano sempre pieni e si organizzarono i primi tornei Comunali seguitissimi e appassionanti.
Più tardi vennero costruiti altri due campi al Bar King e rimesso a lucido un campo in terra battuta nel centro di Marina, il Velathri che a mala pena riuscivano a tenere testa alle prenotazioni.
Successivamente i tanti appassionati pensarono bene di darsi un organizzazione diventando un vero gruppo sportivo, ed a questo contribuì in maniera determinante il compianto Francesco Bini che più tardi diventerà presidente del Circolo Tennis Donoratico quando finalmente il Comune, in collaborazione con l’Arci, costruirà i primi due campi nel sito attuale.
Prima della costruzione della struttura comunale ci fu una simpatica parentesi che durò un paio di stagioni: all'interno del Parco di Villa vicino al cantiere Navale, c’era un campo abbandonato da tempo, completamente coperto di rovi ed erbacce, ebbene, gruppi di volontari, avuto il permesso, rimisero in sesto il campo ottenendo una struttura gratuita dove giocava chi primo arrivava.
Al di la di un certo caos iniziale, si riuscì a dare un minimo di organizzazione alle prenotazioni e si organizzarono anche tornei di singolo e doppio.
Unico neo, le tante palline perdute nei fuori campo che si smarrivano nel fitto della vegetazione.
Il resto è storia recente, i corsi per ragazzi e adulti, la partecipazione ai campionati Fit, i tornei Ghiottone e comunale, la tensostruttura, le attività sociali.
Un punto di riferimento per la comunità che viene da lontano e che rappresenta oggi una realtà importante per il movimento sportivo comunale. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
