Italia
Francesco che insegna il tennis a chi vede con un occhio solo
Mori parteciperà ad uno stage a Saronno per una serie di lezioni sulla monocularità: nuovoi studi sulla traiettoria della pallina
PERSONE
Ci sono molti modi per insegnare il tennis. Tecnica, tattica e condizione fisica sono la base, ma non è tutto. A fine aprile, se la situazione sarà sotto controllo, il maestro federale Francesco Mori sarà due giorni a Saronno per una serie di lezioni sulla monocularità. In Lombardia, spiegherà agli atleti che vedono con un occhio solo e non percepiscono l’esatta distanza dalla palla come colpirla trovando la giusta profondità. Questo grazie ad alcuni esercizi visivi, studiati e poi messi in pratica per dare a tutti la possibilità di giocare a un discreto livello. Un passo avanti, non solo in campo, verso una piacevole dimensione di questo sport. “In questo caso – spiega Mori, tecnico federale – è necessario allenare la vista, oltre alla mente e al corpo. Insieme ai giocatori farò delle valutazioni per capire come vedere la palla attraverso sedute ideo motorie, ovvero collegate al momento in cui la palla parte, alla sua distanza e velocità. E, in alcuni casi, per capirne in anticipo la completa traiettoria. Un quadro mentale indispensabile”. Mori, specializzato, svolgerà il proprio programma in uno dei circoli di tennis di Saronno, dopo che l’accademia tennis di Rozzano lo ha presentato a Antonello Governale, atleta milanese che vede da un occhio solo e vuole migliorare il proprio gioco. Nel curriculum di Mori non mancano le specializzazioni e numerose esperienze qualificanti. Maestro, istruttore di tennis per ciechi e ipovedenti e della federazione italiana sport disabili (aspetti cognitivi e fisici), per giocatori su sedia a rotelle, coach internazionale e Uisp, negli anni scorsi ha insegnato anche in Germania, a Ingolstadt, vicino a Norimberga, e all’accademia del tennis di Calenzano sotto la guida del professor Erasmo Palma, uno dei pionieri della percezione del rapporto tra atleta e tecnico, che con le proprie pubblicazioni nate da intuizioni personali ha ampliato la conoscenza, mettendo al centro della sua ricerca nuovi modelli di formazione. “Ho intrapreso questo percorso – spiega Mori, classe 1973 – perché oltre a insegnare diritto e rovescio, ritengo sia giusto diffondere messaggi diversi e aiutare le persone meno fortunate, così che possano giocare senza mai sentirsi isolati valorizzando la loro differente abilità. Un modo per aumentare il livello di competenza, uscendo dagli schemi dell’insegnamento classico. Le mie lezioni teoriche e pratiche si svolgeranno sempre sul campo”. Dove, conoscendo i suoi allievi, il maestro – insegnante allo stabilimento balneare e circolo Canottieri di Rosignano Solvay e al Ginepraiolo di Castiglioncello – avrà l’opportunità di approfondire il gioco da ogni lato. —
M.F.
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