Gioco
Ginnastica Rosignano e i segreti di Nencini: «Così faccio crescere i nostri campioncini»
L’ex compagno di Jury Chechi è l’artefice del boom di risultati: «Di Maso la stella, De Santis l’emergente, e poi dietro...»
ROSIGNANO. Una piccola, grande società, la Ginnastica Rosignano. E se è riuscita ritagliarsi una posizione di prestigio nell’ambito in cui opera, questo lo deve soprattutto al suo allenatore: Lorenzo Nencini, tecnico federale della ginnastica italiana.
Da sportivo è stato un atleta di interesse nazionale ed ha fatto parte della squadra regionale toscana insieme al suo amico e campione olimpico Jury Chechi, il pratese soprannominato “Signore degli anelli”. E ora da tecnico sta dimostrando ancora di più tutto il suo valore, con la sua piccola-grande fucina di campioncini che sta regalando davvero tante soddisfazioni a questa società.
Nencini, la squadra maschile rosignanese è approdata in serie B, Antonio Di Maso ha vestito la maglia azzurra. Un'annata ricca di soddisfazioni.
«E non dimentichiamo che è stato nominato atleta dell’anno a Rosignano ed ha vinto il campionato italiano, un risultato storico che solo pochi ginnasti toscani nella storia di questo sporti sono riusciti a cogliere. In effetti non potevo chiedere di più; un’annata strepitosa e inimmaginabile, e quello che mi rincuora di più è che ci sono tanti altri atleti di valore: dai nuovi arrivati, al talentuoso Tommaso De Santis che ha tredici anni come Antonio ed è anche lui un ginnasta di interesse nazionale».
Dove ha cominciato la sua avventura?
«Qui, alla Ginnastica Rosignano, nel lontano ottobre 2006. Allora c’erano pochissimi ragazzini; mi sono rimboccato le maniche e ho lavorato moltissimo creando un gruppo che mi ha da poco dato la soddisfazione di conquistare la serie B; giovani che nonostante gli impegni di lavoro e di studio sono rimasti sempre al mio fianco negli anni».
A cosa è dovuto questo periodo d'oro?
«A tanto... tanto lavoro, mirato e minuzioso, iniziato già da piccolissimi; giorno dopo giorno si cerca di continuo la precisione di ogni gesto atletico nell’operare assiduamente sulla preparazione fisica specifica per raggiungere l’obiettivo cercando di dare sempre il cento per cento».
Qual è il segreto per guidare al meglio a far crescere i suoi atleti in uno sport che richiede così tanta applicazione?
«I miei atleti agonisti già a 12/13 anni si allenano 18 ore settimanali, senza contare le gare e gli allenamenti extra nel week-end; il segreto per riuscire a fargli sopportare tale mole di lavoro è quello di creare una seconda famiglia in palestra, dove oltre all’impegno agonistico trovano amicizia, dialogo, socializzazione, svago, divertimento e uno scopo comune. E se riesci a creare queste condizioni, il ragazzino non sentirà la fatica di venire in palestra e farà di tutto per esserci sempre, ed io su questi particolari principi ci ho scritto anche un libro, intitolato ‘Il lato comico del duro allenamento’».
Ora che avete fatto il salto di categoria vi attendono impegni più importanti. Come li affronterete?
«Come sempre, col lavorare ogni giorno cercando di fare sempre meglio. È questo il modo migliore per andare ad affrontare gli impegni anche della nuova stagione sportiva».
Se la sente di lanciare un messaggio indirizzato a tutti quei giovani che vogliono avvicinarsi allo sport?
«Io il messaggio più che ai giovani lo vorrei indirizzare ai genitori, perché ritengo che sia loro il dovere di indirizzare i propri figli allo sport: un bambino che cresce con un impegno sportivo costante e in un ambiente sano impara dei valori che lo renderanno un uomo migliore al di là dei successi sportivi, saprà stare con gli altri e rispettarli; nel mondo del lavoro sentirà meno la fatica, imparerà ad alimentarsi correttamente e starà lontano dai quei vizi dannosi come il fumo, l’alcol e le droghe, perché conoscendo sempre di più il proprio corpo sentirà la necessità di farlo funzionare correttamente per raggiungere gli obiettivi prefissati, e l’unica vera droga che cercherà sarà l’adrenalina nelle competizioni sportive».
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