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La sfida? 100 miglia in Nuova Zelanda

Leondina Marulli
La sfida? 100 miglia in Nuova Zelanda

Raffaele Barbini, ristoratore 34enne di Vada, ha la corsa nel sangue e ora vuole provare l’ultramaratona

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vada. Una corsa che è, allo stesso tempo, passione per la vita, forza fisica e tenacia mentale. Un’impresa che risulta difficile anche solo immaginarla. Raffaele Barbini ci prova e vola fino in Nuova Zelanda per correre l’ultramaratona: 100 miglia, l’equivalente di 170 chilometri, con un dislivello di 5mila metri distribuito sull’intero percorso, per il 90% costituito da sentieri sterrati immersi nella natura. Inevitabile chiedersi quanto tempo ci occorra per correre 170 chilometri e Barbini, ristoratore trentaquattrenne di Vada, conta di «finire in 26 ore. L’organizzazione ti dà un tempo massimo di 36 ore per percorrere le 100 miglia, all’interno delle quali ci sono 12 o 13 ristori. Il mio obiettivo è di fermarmi cinque minuti per ogni ristoro e finire in 26 ore».

Una fermezza che rende l’impresa più vera, reale, e soprattutto possibile. Perché di impresa si tratta e «al momento sono l’unico italiano iscritto per quella che è vista, dagli appassionati e dilettanti come me, uno degli appuntamenti più prestigiosi del circuito mondiale, all’interno del campionato che dura in totale un anno».

La competizione di corsa continua in lunga distanza, la ‘Tarawera Ultramarathon, è in programma per l’8 febbraio 2020 nel distretto di Rotorua, città neozelandese nell’Isola del Nord. «Partiremo con il buio, alle 4 di mattina, e infatti la mia attrezzatura, oltre allo zaino con l’acqua, le scarpe da corsa e l’abbigliamento prevede una luce per la notte perché due terzi della corsa saranno al buio: dovrei finire per le 6 del mattino successivo.

Ogni passo che fai in queste corse ti permette di scoprire un mondo nuovo, nuovi territori e stimoli, il che fa venire meno la stanchezza fisica. In queste situazioni, quello che bisogna allenare è la mente, che deve aiutarti ad arrivare fino in fondo, soprattutto quando sono ormai 13 ore che corri ininterrottamente».

Barbini non è nuovo ad imprese simili: 130 chilometri corsi in 22 ore lo scorso febbraio a Gran Canarie e altri 100 in 14 ore e 50 minuti nel dicembre 2017 a Città del Capo.

Tre ore al giorno di allenamento, in attesa della prima preparazione, su un dislivello di 6mila metri, a Palazzuolo sul seno e della corsa ‘Cancello-cancello’ a Cecina, il 26 dicembre: «8 ore di circuito, di corsa sullo stesso percorso, dove vince chi fa più chilometri. È una corsa per allenare la mente. La mia prima competizione risale al 2015, a Pisa, occasione nella quale mi sono reso conto – spiega ancora Barbini – che non mi piaceva correre sull’asfalto. Il bello di queste lunghe maratone è che sono per il 95% sullo sterrato, su sentieri naturali sconnessi, sulle rocce o sul borgo spiaggia. Ogni passo è un viaggio verso un nuovo paese, un nuovo territorio e, di conseguenza, nuovi stimoli. È così che viene meno la stanchezza: fermarsi a fare una foto quando incontro un posto unico è scoperta e conoscenza di un luogo. Quello che ho sempre cercato nella corsa - conclude - è la possibilità di divertirmi e unire la mia passione per i viaggi. Il mio lavoro stagionale mi permette di riuscirci».

La ricerca del divertimento l’ha spinto ad allenarsi da autodidattica, senza gruppi alle spalle e lontano dal mondo dello sport comunemente inteso: in questa occasione, però, Barbini sarà supportato dal ‘Team Raffo’. Partita la ricerca degli sponsor, fondi necessari alle spese di trasporto e all’attrezzatura: «al momento siamo in due. È un’idea nata in occasione del viaggio ma anche un progetto, quello di creare un gruppo di appassionati e corridori che possano allenarsi ed andare in giro, magari ritrovarsi ad orari fissi quotidiani».

Una corsa che il ‘Team Raffo’ documenterà sulle pagine social nate per l’occasione ed «è prevista la possibilità di correre insieme gli ultimi – spiega Luigi Guardascione, membro del Team – 10 chilometri insieme, per un supporto morale e per far assaporare al corridore aria di casa. Inoltre, sarò lì per portare i pasti nello zaino, in modo che il suo non sia troppo pesante, e passarglieli nel momento giusto». —

Leondina Marulli

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