Sicurezza
Con lui le azzurre si piazzarono per la prima volta nelle top sei
CECINA. Antonio Giacobbe, 72 anni, di origini livornesi, cecinese e montescudaino d’adozione, quando si iscrisse all’Isef cominciò ad interessarlo la parte fisica del volley e divenne preparatore atletico del Tomei, dove giocava il fratello Maurizio. Successivamente quella tecnica. Fu allora chiamato dalla Pallavolo Livorno, società di volley femminile. «Avevo giocatrici – ricorda – che si chiamavano Gualandi, Frittelli; con me arrivarono a Cecina, in A1, e diventammo per diversi anni una delle squadre più forti d’Italia». Coach a Cecina dal ’76 all’81, venne scelto per allenare la nazionale azzurra (’81-’85) e da quel momento cominciò anche la sua carriera internazionale col primo campionato mondiale in Perù (1982). Complessivamente ha partecipato a 5 Mondiali con tre diverse nazionali: Italia, Egitto e Tunisia. «Facemmo anche le Universiadi in Canada, gli Europei del 1983, dove c’erano a quei tempi le squadre dell’Est, vedi Ddr, che dettavano legge ed erano quasi irraggiungibili. Per la prima volta l’Italia col suo 5° posto si classificò nel girone delle prime sei. E fu un passo importantissimo». Le sue azzurre conquistarono inoltre la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo a Rabat, dove Giacobbe era allenatore della femminile e Prandi della maschile. Chiuso il triennio con la nazionale approdò a Bari (’85-’89) dove vinse la Coppa Italia, subito appresso un biennio a Bologna, per poi ricominciare da dove era partito, in A2 maschile. A Livorno nel Tomei. Infine il passaggio nel continente nero. —
F.C.
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