Il Tirreno

«Il progetto riparte dai cecinesi»

Michele Amadori
«Il progetto riparte dai cecinesi»

Coach Russo elogia la società e disegna il futuro del Basket Cecina: «Vogliamo ritrovare i tifosi»

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Coach Roberto Russo è il primo mattone che il Basket Cecina ha posto per la nascita del nuovo progetto. Una riconferma sulla quale la società di via Toscana non ha mai avuto dubbi, a partire da quel mercoledì 8 maggio, quando la squadra di capitan Biancani ha perso gara 4 con la Gessi Valsesia, sancendo la retrocessione in serie C.

Adesso, a distanza di un mese e mezzo e in attesa di conoscere il destino del Basket Cecina, ancora in bilico tra serie C e ripescaggio in B, abbiamo intervistato il coach.

Russo, cosa l’ha portata alla scelta di rimanere a Cecina?

«Subito dopo gara 4 con Valsesia, la società mi ha detto che avrebbe voluto ripartire con me in panchina dando vita a un nuovo progetto improntato maggiormente sul professionismo. In tanti anni di basket, raramente ho trovato una società fatta di persone così competenti in materia di pallacanestro. Parietti, Elmi e Tarchi hanno fatto la storia del Basket Cecina e sono lo stimolo giusto per fare una programmazione e lavorare bene. La loro energia e la loro voglia di ripartire hanno fatto sì che mettessimo sulla bilancia quegli elementi che mi hanno portato alla decisione di restare».

In attesa di sapere quale sarà il campionato, ha già un’idea della squadra che vedremo?

«Ripartiremo dai cecinesi che siano giovani o meno giovani. L’idea è quella di ritornare a far valere un aspetto che in passato nella società è sempre contato. Cecina ha sfornato giocatori come Caroti, Del Testa, Turini, Fattori, Bruni che sono il simbolo di un lavoro ben preciso. Vogliamo provare a ripartire da questo, dai nostri ragazzi con l’obiettivo di riconquistare tutti. L’obiettivo è far tornare la gente al Palasport ».

Un progetto dunque a medio-lungo termine.

«Ho visto negli occhi di Parietti la volontà di dare una rinnovata impronta professionistica e anche la scelta del nuovo preparatore atletico Di Giovanni, in questo senso, non è un caso».

Facendo un passo indietro, qual è il bilancio di Russo nei suoi 5 mesi di rossoblù?

«Ho vissuto due sentimenti diversi. Sono arrivato in una squadra in difficoltà, soprattutto morale, per via delle tante sconfitte e nei primi 2 mesi ho affrontato la parte emotiva e tecnica per cercare di ripartire. Poi sono arrivati gli infortuni e le partenze di due giocatori e questo ci ha obbligato a cambiare quasi del tutto una squadra che altrimenti non avremmo modificato. Ciò ha portato a una seconda fase in cui, dopo esserci assestati, il gruppo si è coeso e non si è più disunito, riaccendendo anche l’entusiasmo dei tifosi. Una dimostrazione è stata la cena che la società ha organizzato per salutare i ragazzi appena 2 giorni dopo la retrocessione: una cosa non da tutti».

Ha parlato di tifosi. Una parte di loro l’ha sempre sostenuta, un’altra criticata.

«Non posso mettere d’accordo tutti. Anche Massimiliano Allegri, mio grande amico, non ci riusciva. Rispetto tutti e ho l’esigenza di provare a unire l’ambiente. Per questo mi sento il coach di tutti, non solo di una parte». —

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