Il Tirreno

Peiani non molla ma il tempo stringe Due giorni per la svolta o resta Spinelli

Fabrizio Pucci

Ieri altra giornata di contatti, anche Fernandez all’opera nel tentativo completare una cordata per acquistare il Livorno

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Meno di 24 ore e sarà il famigerato 15 gennaio, il giorno indicato dal presidente Spinelli come quello del “dentro o fuori”, quello nel quale o la società passa di mano oppure rimane a lui e alla sua famiglia. E se nulla cambierà – come a questo punto tutto sembra presagire - l'intenzione del pres è di effettuare quell'aumento di capitale annunciato nei giorni scorsi con due frasi: «Chi c'è, c'è. Vedremo chi vuole davvero bene al Livorno».

IL SILENZIO

Tra domani e mercoledì ne sapremo di più. Ieri è stato il giorno del grande silenzio. Il Direttore Generale Mirco Peiani ha continuato a lavorare per cucire i rapporti tra gli imprenditori interessati all'acquisto del Livorno. Quelle del Direttore – a cui va ascritto il merito di non essersi fermato un secondo nella ricerca di possibili acquirenti dal 6 novembre, giorno delle dimissioni di Spinelli – sono ore caldissime.

Ieri mattina il suo telefono risultava costantemente occupato, mentre nel pomeriggio, forse esausto, la classica voce metallica ne annunciava l'irraggiungibilità. Impossibile comunicare anche con il presidente Spinelli. Il suo cellulare ha squillato a vuoto per tutta la domenica.

L'unico dirigente con cui è stato possibile stabilire un contatto è stato il consulente Enrico Fernandez Affricano che nel tardo pomeriggio ha regalato una frase laconica: «Al momento non so niente». Punto e basta. La domenica è filata via così, senza novità sostanziali.

LO SCENARIO

Che il silenzio di ieri sia stato il prologo a pensieri, parole e fuochi d'artificio di oggi e di domani? Sinceramente riesce difficile pensarlo. Di certo Mirco Peiani farà ricorso a tutta la sua diplomazia per portare sul tavolo del presidente Spinelli una proposta di acquisto di alto profilo, ma il vuoto pneumatico di questa domenica induce a pensare che alla fine della fiera il patron resterà in sella anche dopo domani e che quindi a marzo festeggerà il suo ventesimo anno al timone della società.

Poi è chiaro che la situazione è fluida per cui tutto può succedere e che ciò che non è avvenuto in due mesi può verificarsi in poche ore. Tuttavia la cessione di una società non è semplice come vendere un paio di calzini per cui non sembrano esserci i tempi tecnici per arrivare alla soluzione auspicata dallo stesso presidente.

I TIFOSI

In tutto questo caos calmo, come al solito, chi soffre di più è la tifoseria. Siamo arrivati alla metà di gennaio e non solo non c'è chiarezza sul fronte societario, ma c'è pure il mercato fermo e chi ha il cuore amaranto inizia a preoccuparsi.

L'immobilismo del Livorno – di certo figlio delle questioni attinenti all'assetto della società e anche all'esigenza di dover sfoltire la rosa prima di procedere agli acquisti – sta generando cattivi pensieri e pessimismo tra gli sportivi. Basta dare uno sguardo neppure troppo attento ai social, o leggere il blog del Tirreno per capire che la gente sta progressivamente perdendo pazienza e fiducia.

Come sempre le anime del tifo sono spaccate. Da una parte ci sono gli Spinelliani di ferro che preferiscono la strada vecchia alle incertezze del nuovo. Dall'altra quelli che sperano nella cessione della società sebbene abbiano il timore che Spinelli non abbia in fondo tutto questo gran desiderio di disfarsi del Livorno.

Tutti però sembrano essere d'accordo su una questione: la squadra va rinforzata altrimenti si rischia di retrocedere in serie C e ancor prima che al 'vendo non vendo' di Spinelli si dovrebbe pernsare a inserire nell'organico a disposizione di Breda giocatori veri. E invece dopo Da Cruz - passato allo Spezia - rischia di sfumare anche Okwonkwo che il Bologna intende girare al Montreal Impact. Insomma, siamo ancora quasi del tutto arenati. —



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