Sicurezza
Sembra certa la condanna ai playout
Il destino degli amaranto appare segnato dopo la sconfitta a Cascina
DONORATICO. Avremmo voluto commentare una partita dall’esito diverso, avremmo voluto credere che il Donoratico potesse ancora salvarsi direttamente, ma invece siamo qui a guardare una classifica impietosa che vede quelli davanti sempre più lontani e una situazione anche psicologica sempre più difficile. Eppure le possibilità di evitare il peggio ci sono ancora, cinque partite da giocare, 15 punti potenziali da aggiungere alla classifica.
Cerchiamo però di essere realistici. Ci vorrebbe un miracolo per evitare i play-out e ci vorrà anche un mezzo miracolo per evitare di giocarsi gli spareggi in condizioni di vantaggio, arrivando cioè quartultimo o quintultimo ed avere due risultai su tre favorevoli per salvarsi. La sconfitta contro il Cascina ha complicato maledettamente le cose sia perché un avversaria diretta si è tirata quasi fuori dalla mischia sia perché le vittorie di Monterotondo e Atletico Etruria fanno molto male. Ora sono quattro i punti da recuperare per agganciare una posizione utile con Monterotondo che tra l’altro deve anche recuperare una partita. Ma dovere sarà crederci fino in fondo. La sosta di quindici giorni può far bene per recuperare energie fisiche e mentali prima di tuffarsi nel tour de force finale da vivere in apnea senza curarsi di quello che faranno gli altri. Contro il Cascina abbiamo visto il solito Donoratico volenteroso ma sterile sopratutto a centrocampo, le condizioni del terreno di gioco non hanno agevolato una squadra più “leggera” come quella amaranto e poi quel rigore davvero ingeneroso che ha condizionato in maniera irreparabile il match è stato l’ennesimo episodio di traverso di una stagione non certo fortunata.
Niente da rimproverare sul piano dell’impegno alla Tinucci-band, ma indubbiamente sul piano tecnico il Cascina ha mostrato qualche numero in più e alla fine non ha demeritato il risultato. Tra i locali bene Grassi e Marrucci, per noi i più meritevoli in campo.
Giorgio Creatini
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