Rugby oltre le sbarre. E lo sport è (ri)educazione
Nel progetto carceri impegnato anche il cecinese Arienno Marconi, responsabile centro Italia
CECINA. È ricominciata l’attività del Club Amatori Toscana rugby a supporto delle iniziative da attuare negli istituti di detenzione regionali della costa. Nella casa circondariale Le Sughere di Livorno domenica si è infatti svolta la prima iniziativa del 2018, una partita tra gli Old Rinocerotti di Livorno e Pisa e la formazione interna dell’istituto, le Pecore nere (risultata poi vincitrice). Una mattinata di rugby che ha coinvolto alla fine assieme ai Rinocerotti una trentina di carcerati coi loro allenatori (Manrico Soriani e Michele Niccolai, che da anni portano avanti un gran lavoro) nel consueto terzo tempo. Come dice Arienno Marconi, degli Amatori Toscana rugby, «a vincere sono stati tutti; l’obiettivo che ci siamo posti è quello di aumentare il numero di queste iniziative». Passando quindi a rendere il giusto merito all’amministrazione della casa circondariale di Livorno, alla direttrice e l’educatrice che hanno permesso l’attuazione del progetto. Come pure alla Fir e al Club Italia Amatori rugby, i quali si prefiggono interventi nelle situazioni di disagio sociale promuovendo il rugby, e il Progetto carceri è proprio una di queste. Tale iniziativa è destinata ai detenuti e intende accompagnarli in un percorso di integrazione e di inclusione ricorrendo allo sport, nel nostro caso il rugby, che ha ormai dato dimostrazione di essere adatto all’obiettivo. Lo sport della palla ovale, come si ricorda in seno agli Amatori Toscana rugby, riesce, anche in queste situazioni di disagio, ad esaltare le caratteristiche positive delle persone con una forte valenza educativa; nel percorso di riabilitazione s’impara a rispettare l’avversario, l’arbitro, a collaborare coi compagni, e con l’allenamento fisico si scarica la tensione e si liberano i pensieri; in poche parole si sperimentano momenti di condivisione e libertà. Ci sono molte altre realtà in Italia che con il supporto della Fir stanno lavorando in tal senso: Niside, Palermo, Roma, Milano, Torino, Frosinone, Bologna tanto per citarne alcune, e tutte con ottimi risultati. Per coordinare meglio gli interventi e per dar loro un supporto maggiore, la Federazione si è dotata di uno strumento operativo costituito da una commissione nazionale; di essa fa parte anche Arienno Marconi come responsabile del centro Italia. Il Progetto rugby Oltre le sbarre è regolarizzato da un protocollo d’intesa siglato da Fir, Coni, Dipartimento amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia con lo scopo, come dicevamo, di facilitare l’ingresso dei club di rugby negli istituti di detenzione. (f.c.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
