Sicurezza
La calza del Sei rose con cinque giocatori per la salvezza
Un rinforzo in ogni reparto: questo l’obiettivo della società Tra debiti e i pochi tifosi, Di Bin vuole evitare i play out
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ROSIGNANO. Giorni di intensa attività per il Gs Rosignano da qui all’Epifania. Con lo staff tecnico rinnovato e la volontà di non demordere nella lotta volta a scongiurare la retrocessione diretta, il club di via della Repubblica sembra abbia in animo di tesserare un manipolo di giocatori (si parla di un portiere, due punte, un difensore e un centrocampista) in modo da evitare al rientrato Riki Di Bin una battaglia impari. Per i passaggi di casacca c’è tempo sino a fine marzo, ma vista la situazione del Rosignano se i punti non cominciano ad arrivare presto il tempo a disposizione per raggiungere la zona playout potrebbe non bastare. Ecco la necessità, se i rinforzi devono venire, che arrivino quanto prima.
La situazione di classifica. La compagine biancoblù è entrata nell’anno nuovo con 2 punti nella graduatoria del girone D di 1ª categoria, frutto di altrettanti pareggi. Nessun successo, 12 sconfitte, 9 gol fatti e 40 subìti; peggior attacco e peggiore difesa. Il Venturina, che la classifica la comanda, è a quota 33, con 27 reti all’attivo e 9 incassate; se i biancocelesti di Riccardo Venturi hanno il miglior pacchetto difensivo, quanto a gol segnati meglio hanno fatto i Colli Marittimi (28 centri).
Forbice e playout. Domenica si gioca la 15ª di campionato e il Rosignano vi entra con 7 punti di distacco dal Fabbrica. Ma non è indispensabile solo agganciare il team pisano, perché come al solito c’è da tener di conto della forbice. Le quattro società partecipanti ai playout si incontreranno fra loro in gara unica da svolgersi in casa della meglio classificata; in caso di parità di punteggio al termine del confronto, anche dopo i tempi supplementari, retrocederà nella categoria inferiore la squadra peggio classificata secondo i seguenti accoppiamenti: quintultima (A) contro penultima (D) e quartultima (B) contro terzultima (C). Se il distacco tra le due formazioni A e D è pari o superiore a 10 punti l’incontro dei playout non verrà disputato e la società D retrocederà direttamente nel campionato inferiore; parimenti, se quello tra B e C è pari o superiore a 10 punti, anche in questo caso per loro niente spareggi e retrocessione diretta per la C.
Il debito pregresso. Chiaro ormai come l’indebitamente ricevuto in eredità giochi da qualche anno a questa parte un ruolo primario per le (infelici) sorti del Gruppo sportivo locale. Ma nel caso del Rosignano, che pure era a volte riuscito – e qui non si può disconoscerne il merito alla dirigenza – a ridurlo sensibilmente e al contempo a raggranellare qualcosa per assemblare rose in grado di lottare dignitosamente per non retrocedere, una serie di errori hanno condotto a sciagurate cadute. A ciò si deve aggiungere la complicità della sfortuna, se si pensa che giocatori chiave sono mancati per tante partite dopo aver subìto infortuni piuttosto gravi. In certi casi sono addirittura arrivati a Rosignano acciaccati, e in questo caso la colpa è da ascrivere a chi li ha scelti. C’è infine da aggiungere un’altra complicità: l’atteggiamento sbagliato da parte di alcune pedine importanti incappate in espulsioni irresponsabili, soprattutto nella stagione scorsa. Morale: quando le risorse sono scarse, ogni scelta deve essere ponderata; e in casa biancoblù ciò non sempre si è verificato.
Il futuro. Da poco la patata bollente è di nuovo passata a mister Di Bin. Che con atto di responsabilità, di sfida, di coraggio non si è tirato indietro quando è stato chiamato a provarci. Lo farà, come no. Senza lasciare nulla di intentato. Riuscirci, sarebbe un mezzo miracolo. E chi vuole bene al Rosignano si augura che il miracolo avvenga.
Gli sportivi. Già, ma quanti sono in realtà a voler bene al Rosignano? Pochi, a giudicare dalle presenze della domenica al “Solvay”. Si va forse allo stadio solo quando la squadra è vincente? Un’idea che non fa certo onore allo sport, quello più genuino. Si segue viceversa anche a dismisura il pallone miliardario, intriso di calciopoli, di affari, ignorando sempre più le realtà dilettantistiche. È sparito quasi del tutto il volontariato, è svanita la passione e chi entra a vario titolo in una società - eccezioni a parte - lo fa tendenzialmente se dietro c’è un guadagno. Allora non ci si meravigli se tanti club sprofondano. E non tiriamo in ballo i vieti luoghi comuni sul blasone: altri tempi, altre storie, altre situazioni, da alcune delle quali è assai meglio soprassedere. Comunque c’è ancora chi preferisce assistere ad una partita di bassa categoria piuttosto che ad una di ambiti più alti, spesso gonfiati da chissà che cosa. Aiutando la squadra locale pur col semplice supporto del biglietto.
Fabrizio Cavallini
La situazione di classifica. La compagine biancoblù è entrata nell’anno nuovo con 2 punti nella graduatoria del girone D di 1ª categoria, frutto di altrettanti pareggi. Nessun successo, 12 sconfitte, 9 gol fatti e 40 subìti; peggior attacco e peggiore difesa. Il Venturina, che la classifica la comanda, è a quota 33, con 27 reti all’attivo e 9 incassate; se i biancocelesti di Riccardo Venturi hanno il miglior pacchetto difensivo, quanto a gol segnati meglio hanno fatto i Colli Marittimi (28 centri).
Forbice e playout. Domenica si gioca la 15ª di campionato e il Rosignano vi entra con 7 punti di distacco dal Fabbrica. Ma non è indispensabile solo agganciare il team pisano, perché come al solito c’è da tener di conto della forbice. Le quattro società partecipanti ai playout si incontreranno fra loro in gara unica da svolgersi in casa della meglio classificata; in caso di parità di punteggio al termine del confronto, anche dopo i tempi supplementari, retrocederà nella categoria inferiore la squadra peggio classificata secondo i seguenti accoppiamenti: quintultima (A) contro penultima (D) e quartultima (B) contro terzultima (C). Se il distacco tra le due formazioni A e D è pari o superiore a 10 punti l’incontro dei playout non verrà disputato e la società D retrocederà direttamente nel campionato inferiore; parimenti, se quello tra B e C è pari o superiore a 10 punti, anche in questo caso per loro niente spareggi e retrocessione diretta per la C.
Il debito pregresso. Chiaro ormai come l’indebitamente ricevuto in eredità giochi da qualche anno a questa parte un ruolo primario per le (infelici) sorti del Gruppo sportivo locale. Ma nel caso del Rosignano, che pure era a volte riuscito – e qui non si può disconoscerne il merito alla dirigenza – a ridurlo sensibilmente e al contempo a raggranellare qualcosa per assemblare rose in grado di lottare dignitosamente per non retrocedere, una serie di errori hanno condotto a sciagurate cadute. A ciò si deve aggiungere la complicità della sfortuna, se si pensa che giocatori chiave sono mancati per tante partite dopo aver subìto infortuni piuttosto gravi. In certi casi sono addirittura arrivati a Rosignano acciaccati, e in questo caso la colpa è da ascrivere a chi li ha scelti. C’è infine da aggiungere un’altra complicità: l’atteggiamento sbagliato da parte di alcune pedine importanti incappate in espulsioni irresponsabili, soprattutto nella stagione scorsa. Morale: quando le risorse sono scarse, ogni scelta deve essere ponderata; e in casa biancoblù ciò non sempre si è verificato.
Il futuro. Da poco la patata bollente è di nuovo passata a mister Di Bin. Che con atto di responsabilità, di sfida, di coraggio non si è tirato indietro quando è stato chiamato a provarci. Lo farà, come no. Senza lasciare nulla di intentato. Riuscirci, sarebbe un mezzo miracolo. E chi vuole bene al Rosignano si augura che il miracolo avvenga.
Gli sportivi. Già, ma quanti sono in realtà a voler bene al Rosignano? Pochi, a giudicare dalle presenze della domenica al “Solvay”. Si va forse allo stadio solo quando la squadra è vincente? Un’idea che non fa certo onore allo sport, quello più genuino. Si segue viceversa anche a dismisura il pallone miliardario, intriso di calciopoli, di affari, ignorando sempre più le realtà dilettantistiche. È sparito quasi del tutto il volontariato, è svanita la passione e chi entra a vario titolo in una società - eccezioni a parte - lo fa tendenzialmente se dietro c’è un guadagno. Allora non ci si meravigli se tanti club sprofondano. E non tiriamo in ballo i vieti luoghi comuni sul blasone: altri tempi, altre storie, altre situazioni, da alcune delle quali è assai meglio soprassedere. Comunque c’è ancora chi preferisce assistere ad una partita di bassa categoria piuttosto che ad una di ambiti più alti, spesso gonfiati da chissà che cosa. Aiutando la squadra locale pur col semplice supporto del biglietto.
Fabrizio Cavallini
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