Il Tirreno

I Colli Marittimi sono un modello

di Fabrizio Cavallini
I Colli Marittimi sono un modello

Parla Zanobini, neo direttore generale della società collinare «Volontariato e passione». Ciricosta? «Ha fatto un ottimo lavoro»

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MONTESCUDAIO. La sua carriera di manager sportivo Giacomo Zanobini l’ha iniziata nel Cecina. Quasi per caso. «Sono stato sempre affascinato dai colori rossoblù da quando ero bambino – confessa – e quindi volevo dare una mano, dopo che mi chiamò Sergio Vanni».

Per proseguire, nella conversazione che intavoliamo con lui, neo direttore generale dei Colli Marittimi: «Da quella stagione in seconda categoria è nata una grande amicizia con Enrico Marinai e Luca Biancani ed insieme abbiamo raggiunto importanti traguardi: promozione dalla Seconda alla Prima, promozione dalla Prima alla Promozione, poi abbiamo fatto la squadra in Promozione e sono saliti in Eccellenza. Dopo alcuni anni a Cecina, ho notato che purtroppo era difficile essere profeta in patria e quindi una volta allestita la squadra per l’ambito superiore sono andato a Bibbona, dove pur essendo arrivato a ottobre al primo anno abbiamo ottenuto subito l’accesso in Prima categoria. L'anno passato mi sono dimesso a ottobre nonostante credessi molto in quella squadra, ma alcuni dissidi con dirigenti locali mi hanno fatto propendere per mollare tutto».

Essendo un grande appassionato di calcio, Zanobini ammette di voler sempre che le cose vengano fatte professionalmente, nei limiti com’è naturale della categoria. «Ho sempre cercato – sottolinea – il rapporto umano con chi mi circondava e credo che questo sia alla base di ogni successo sportivo».

Cosa cambierà nel club collinare sotto la sua direzione?

“Con il mio arrivo nei Colli spero che possa cambiare solo il risultato finale ed arrivare la vittoria. Devo ringraziare Daniele Gianfaldoni e Gino Selvi per la chiamata e spero di poter contribuire al successo o quantomeno ad un'annata di prestigio».

Prime impressioni?

«Al primo impatto ho subito notato un ambiente diverso rispetto a quei pochi sinora frequentati da dirigente. Qua c'è volontariato, amicizia e soprattutto pochi fronzoli. A queste basi è necessario aggiungere un po' di sana cattiveria agonistica ed inculcare ai giocatori la voglia di vincere. Solo così un buon gruppo diventa un gruppo vincente».

Un flash sulla squadra di Ciricosta.

«Credo che Daniele abbia fatto un ottimo lavoro. Abbiamo appena aggiunto un piccolo tassello al centrocampo, per noi molto importante e per il quale manca solo la firma. Ho conosciuto Ciricosta e il suo staff; bravissime persone. Ora spetta a loro dimostrare sul campo di essere determinati per il raggiungimento di obiettivi importanti».

Si può arginare la crisi, di pubblico e di introiti pubblicitari, nelle società dilettantistiche?

«Riguardo alle società dilettantistiche mi ricollego a quanto affermato poc'anzi. Difficile pensare che una piazza come Cecina – e lo dico a malincuore – possa fare la promozione, ma al momento, pur non conoscendone le forze economiche, le vere realtà sono quelle come i Colli Marittimi che poggiano sull'energia del volontariato e delle persone piuttosto che sui cosiddetti sponsor esterni. All'orizzonte, purtroppo, non vedo grandi investitori pronti a sfidare la crisi economica gettandosi anche nel calcio. Pertanto prevedo che da qui a breve soltanto società strutturate – come spero divenga la nostra – che si autofinanziano potranno avere una programmazione di lunga gittata».

Un esempio?

«Il modello credo sia l'Armando Picchi del maestro Sauro Brondi. Uno che è sempre riuscito a creare un settore giovanile importante che ha permesso alla prima squadra di avere un continuo serbatoio».

Qual è la direttrice che intende seguire nel suo lavoro?

«La linea guida à quella di creare con Daniele Gianfaldoni e Gino Selvi un'unita di intenti che possa proseguire nel futuro con calma e passione senza farsi prendere dall'angoscia dei risultati, perché, ripeto, a mio avviso in questa piazza si possono fare grandi cose».

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