Il Tirreno

Alessia, con le ali ai piedi «Amo l’adrenalina in gara» 

di Chiara Castaldi
Alessia, con le ali ai piedi «Amo l’adrenalina in gara» 

La ventenne bibbonese Niotta ai tricolori di Trieste, poi a metà luglio gli Europei «Io l’unica bianca fra le azzurre più veloci. Il mio record battuto dalla figlia della May»

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CECINA. Quando iniziò, all’età di tredici anni, nessuno si sarebbe immaginato che avrebbe raggiunto i risultati ottenuti, invece ha infilato record e piazzamenti uno dopo l’altro, nelle varie categorie, arrivando, oggi, ad appena 20 anni (non ancora compiuti), ad avere già gareggiato in mezzo mondo, dal Brasile, alla Svezia, alla Polonia, alla Francia. Alessia Niotta, classe 1997, di Bibbona, in questi giorni sta affinando la preparazione al campo di atletica di Cecina, col suo allenatore Simone Francalacci, in vista dei campionati italiani Under 23, per poi affrontare, a metà luglio, la competizione europea. Ci racconta dei prossimi impegni e del suo percorso di giovanissima promessa dell’atletica italiana, parlando di come questo sport l’abbia aiutata a crescere e offerto tante opportunità, come festeggiare il compleanno dei 16 anni in Brasile.

Cosa ti aspetti dalle prossime competizioni?

Intanto l’appuntamento di Trieste, dove, agli italiani della mia categoria, correrò 100, 200 e staffetta 4x100, ma punto sui 200. La partenza è un mio punto debole, quindi la velocità pura non è la specialità che preferisco; abbiamo puntato sulla resistenza alla velocità, i 200 sono più nelle mie corde. È un po’ che non li corro e spero di migliorarmi. Gli allenamenti stanno andando bene. Punto a un piazzamento. Appena finiti gli italiani ci saranno le convocazioni per gli europei. Credo di rientrarci perché quest’anno sono l’atleta che più volte ha raggiunto il minimo stabilito dalla federazione per la convocazione.

Tu hai ottenuto fin da subito risultati che ti hanno messo in evidenza a livello regionale e poi nazionale, sorprendendo tutti, anche considerando che, essendo nata in dicembre, sei più piccola delle colleghe di categoria…

In effetti ho incontrato avversarie forti per vari motivi, ma sono riuscita a tenere loro testa. Le velociste più brave in Italia, al momento, sono tutte toscane, inoltre, mi sono trovata a competere con ragazze di origini africane che, come si sa, sono più dotate per la velocità: sono l’unica bianca fra le azzurre più veloci, le altre sono, una di origini dominicane e l’altra ha la mamma africana. Basti pensare che appena una settimana fa è stato battuto il record toscano che avevo stabilito quando ero nella categoria cadette; vuole sapere chi è la ragazzina? La figlia di Fiona May… (ex campionessa di salto in lungo, di origini giamaicane e naturalizzata italiana).

Come hai iniziato?

Mi sono avvicinata all’atletica con la scuola. A tredici anni vinsi una gara ai campionati scolastici. In quell’occasione conobbi Simone Francalacci, preparatore dell’Atletica Costa Etrusca, società che opera a Rosignano Cecina e San Vincenzo. Così iniziai ad allenarmi e mi piacque da subito. Prima facevo ginnastica artistica, ma ero poco motivata; l’atletica invece mi aveva sempre interessato, anche guardarla in tv mi piaceva. Due anni dopo sono passata all’Atletica Sestese e da un anno sono in prestito all’Atletica Brescia, ma continuo ad allenarmi in via Moro e il mio allenatore è ancora Francalacci.

Ti alleni molto per ottenere questi risultati?

Mi alleno un’ora e mezza-due al giorno, sei giorni a settimana: un carico giusto. Col mio allenatore abbiamo deciso di intraprendere un percorso graduale, per consentire, ogni anno, una crescita in termini di risultati; una strategia che aiuta anche sul piano della motivazione.

Allenarsi in maniera adeguata ti ha consentito anche di conciliare l’impegno dello sport con gli altri, in primis la scuola?

Certo. Ho fatto il liceo scientifico a Cecina e sono sempre riuscita a organizzarmi, addirittura lo scorso anno, il giorno precedente alla terza prova di maturità, ero a Rieti a fare una gara. Sono comunque uscita con 95, mi ritengo soddisfatta. L’atletica non mi ha impedito di studiare, anzi è stata d’aiuto, per me è una valvola di sfogo. E poi mi diverto, questo è fondamentale; vado sempre volentieri agli allenamenti, anche quando sono tosti.

Hai già deciso il percorso di studi?

Lo scorso anno ho provato il test d’ingresso a fisioterapia, ma non ci sono rientrata, erano 18 posti per oltre 900 aspiranti. Quindi, per quest’anno mi sono fermata. Ho preferito prendermi una pausa, preparandomi bene per il prossimo test d’ingresso, piuttosto che scegliere una facoltà che non mi piace. A settembre proverò a la selezione per Scienze motorie a Pisa.

Cosa ti piace dell’atletica?

Mi piace la sfida continua, il fatto di darsi nuovi obiettivi da raggiungere, questo stimola a far meglio, anche in altri campi della vita, dà sicurezza, ti rafforza. Quando ho iniziato ero timidissima. Poi sono cambiata. A 15 anni ho iniziato a spostarmi per le varie competizioni in Italia e Europa. Ho festeggiato il mio sedicesimo compleanno a Brasilia dove mi trovavo per gareggiare alla Gymnasiade nelle allieve.

Nascono anche delle amicizie. Il sostegno della famiglia in questi casi è fondamentale…

Assolutamente sì. La mia famiglia mi ha sempre sostenuto, non solo i genitori ma anche zii e nonni, quando possono mi seguono negli spostamenti.

Il rapporto con le altre atlete come è?

L’atletica è uno sport individuale e questo è uno dei motivi per cui mi piace, perché ti misuri con te stessa. In pista sento molto la competizione, mi piace sentire la scarica di adrenalina della gara. Quando gareggi vuoi vincere, ma questo non impedisce che ci sia anche amicizia o di gioire per un buon risultato dell’avversaria. C’è un bel clima di gruppo e anche molta solidarietà. Fatta la propria gara andiamo tutte insieme a fare il tifo per chi deve ancora gareggiare.

Hai un modello di atleta a cui ti ispiri?

Non c’ho mai pensato, di grandi campioni ce ne sono tanti. Come duecentista Pietro Mennea resta un grande punto di riferimento, ha fatto cose miracolose.

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