Gioco
La grinta sportiva di Mattia si forma al Renbukai
Schiavolin, classe 1984, ha vinto la cintura Superior Fc in Germania. Si allena con il maestro Mahzoum
CECINA. Mma. Bastano tre lettere per raccontare il mondo delle arti marziali miste, sintesi perfetta del combattimento uno contro uno con pugni, calci e lotta a terra. Per vincere non basta la tecnica: servono coraggio e concentrazione, velocità e precisione. Scansando l'avversario più presente e pericoloso: la paura. Mattia Schiavolin, classe 1984 da Padova, ha sceso mezza Italia per allenarsi nella palestra Renbukai di corso Matteotti con il maestro Khalid Mahzoum. Con cui ha vinto la cintura Superior FC in Germania. «Ci siamo conosciuti durante un torneo internazionale - racconta questo ragazzo di 186 centimetri per 84 chili di peso, categoria medi - ed è nata subito una collaborazione, perché Vittorio Valori (il titolare dell'attività, ndc) e Khalid sono uomini di sport, hanno mentalità aperta e lavorano con passione. Con loro sono cresciuto dal lato tecnico. Sì, mi piacerebbe entrare nell'Ufc, il circuito americano delle Mma, il più famoso del mondo. Mi interessa però combattere anche in altri contesti per fare nuove esperienze e trovare sempre gli stimoli giusti». Un'occhiata ai risultati personali dice tutto: ha vinto 14 combattimenti, ne ha pareggiati 2 e persi 2. Insomma, è forte ed è lecito che sogni un viaggio negli Stati Uniti. «A Francoforte - prosegue - eravamo solo io e il maestro, in quanto il pubblico tifava per il mio avversario, Goran Reljic, che si allena in Germania. La soddisfazione non è stata solo vincere, ma disputare per intero le cinque riprese da cinque minuti l'una». Per la prima volta. «A Cecina - conclude - arriverò a metà gennaio. Lavoro ogni giorno per ritrovare la condizione fisica dopo un'operazione. E se non cambia niente, ad aprile combatterò ancora. Dico grazie a Khalid e Vittorio, perché seguono bene gli atleti, trovando ogni volta un avversario dalle caratteristiche simili a quello ufficiale per prepararsi al combattimento». Che, gli appassionati lo sanno, si svolge nella gabbia, ossia sul ring ottagonale in cui si entra aprendo un cancello. Dentro rimangono soltanto i lottatori e l'arbitro, vestito di nero e con i guanti. «È un atleta vero - racconta Mahzoum, il maestro più forte d'Italia premiato alla fine di novembre dai veterani sportivi - disposto al sacrificio e umile. È l'unico italiano che ha conquistato un titolo fuori dai nostri confini. Campioni si nasce, non si diventa. In palestra ci sono tanti appassionati da ogni parte del mondo, che ogni giorno si impegnano per raggiungere i propri obiettivi. Il 24 gennaio ripartiremo per la Cina, dove siamo già stati, alla ricerca di nuovi successi». Nel segno del Khalid Fight Team, la sua scuola. Il cui logo un rinoceronte infuriato.
Michele Falorni
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