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L’addio di Brontolone Smette di giocare lo storico capitano

L’addio di Brontolone Smette di giocare lo storico capitano

L’intervista. Dopo 400 presenze in maglia rossoblù la bandiera del Cecina, a 37 anni, esce di scena: i suoi auguri

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CECINA. Quasi 400 presenze con la prima squadra rossoblù raccontano i vent'anni di Antonio Brontolone al Cecina. Il capitano, che il 15 di maggio in Versilia ha festeggiato con i compagni il salto dalla Promozione all'Eccellenza, smette di giocare. Una scelta di vita legata all'età, 37 anni compiuti a giugno, agli impegni professionali e familiari. «Il calcio mi mancherà - dice - soprattutto all'inizio, quando i giocatori si ritrovano per la preparazione precampionato». Per lui, però, è già pronto un incarico tecnico, perché il protagonista di questa storia vuole allenare. Classe 1979, di ruolo difensore centrale, Brontolone ha debuttato a settembre del 1996 in serie D. «Ho capito che questo è il momento di smettere, benché la società mi abbia proposto ancora un anno di campo. Ringrazio tutti, a partire da mister Luca Polzella, ma sento che è l'ora di dire basta. Ci sono dei momenti della vita in cui certe decisioni non si possono rimandare». Alle spalle ci sono la trafila delle giovanili, l'affetto per il pubblico e la maglia, mille sfide e i ricordi nelle stanze del comunale, scrigno di segreti e confessioni. Sul prato, il capitano ha sempre speso ogni risorsa. Garbato ma deciso, pronto a sostenere i compagni e, nel caso, a parlare con l'arbitro. Stile e stiletto. Un esempio per i ragazzini del vivaio, e non solo per loro, che sognano la maglia della formazione maggiore. «Sono orgoglioso di avere legato la fascia al braccio, vincendo ben 4 campionati». Lo confermano le statistiche: l'Eccellenza nel 2003-04, la Seconda categoria nel 2012-13 e la Prima (2014-15). Oltre alla Promozione conquistata due mesi orsono tra la gioia dei tifosi presenti a Forte dei Marmi. «Dedicherò più tempo alla famiglia, ho due bambini piccoli che voglio seguire. Ma i sostenitori stiano tranquilli: seduto in tribuna al 'Loris Rossetti' ci sarò anch'io, anche perché non posso dimenticare i miei carissimi amici Gianluca Cionini e Francesco Bacci, con cui ho iniziato. Abbraccio tutti, è stato bello passare la settimana e le domeniche insieme a ragazzi più giovani che consideravo fratelli. Cosa mi mancherà? La vita di spogliatoio, luogo dove si costruiscono i risultati. Se il gruppo è solido e regge, puoi affrontare chiunque e vendere cara la pelle». Centrando e superando gli obiettivi fissati. In campo si scende in undici, ma sugli spalti sono centinaia. La cornice al quadro è, da sempre, il tifo, con i suoi cori e gli striscioni colorati. L'uomo in più. «E io non dimentico chiunque sia venuto a sostenerci, in via Puccini e in trasferta, come il nucleo storico e il club femminile, che mi hanno visto all'esordio, fino alle ultime generazioni, che ci hanno accompagnato in Eccellenza. Certo, il calcio era e resta la mia grandissima passione. Con Gianni Lecci ed Enrico De Matola che sono stati i miei punti di riferimento nel passaggio da fuori quota a titolare». Il vent'anni, il gioco è cambiato. La diffusione della zona ha ristretto gli spazi, rivisto i moduli e proposto nuovi linguaggi: da terzino di fascia a esterno basso, per esempio. «Il calcio di oggi è tattico, fisico e veloce. Bisogna pensare e agire nello stesso momento. Il Cecina? Auguro di cuore ai ragazzi di mantenere la categoria, stabilizzarsi e, un giorno, tentare il salto in serie D con tanti cognomi cresciuti nel vivaio. Io allenatore? A trasmettermi la passione sono stati, nell'ordine, Guido Pagliuca, Stefano Brondi e Luca Polzella». Arrivederci a presto, allora.

Michele Falorni

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