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Tennis per ipovedenti c’è un maestro a Cecina

Tennis per ipovedenti c’è un maestro a Cecina

Francesco Mori ha superato gli esami della federazione internazionale In Giappone fin dagli anni ’80 i non vedenti possono giocare regolarmente

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CECINA. Con il diploma di "Istruttore di tennis per ciechi e ipovedenti" di primo livello, Francesco Mori inizia un percorso nuovo. Maestro federale, insegnante al Dopolavoro ferroviario di via Fratelli Rosselli, nei giorni scorsi a Milano ha raggiunto un altro traguardo, superando gli esami della Ibta, l'international blinden tennis association. Il resto è la piacevole conseguenza del lavoro che il protagonista di questa storia svolge da anni, dopo stagioni di agonismo su tutte le superfici e lezioni ad appassionati e professionisti, senza dimenticare le squadre giovanili. Ad offrire la possibilità ai non vedenti di ribattere i colpi con la racchetta in pugno è stato il Giappone negli anni 80. Poi, scritte le nuove regole, questo non trascurabile esempio di cultura sportiva si è diffuso raggiungendo l'Europa e altri paesi del mondo. Tre sono le categorie: B-1 per i giocatori del tutto ciechi che possono colpire la palla dopo tre rimbalzi. B-2 per chi percepisce un puntino e attaccarlo dopo due. E, infine, B-3 per chi vede un punto più grande e ribatte al primo. Le dimensioni del campo sono più piccole, l'ovale della racchetta è più grande e la palla, composta di schiuma e non di gomma, contiene un sonaglio. Francesco, maestro nazionale Fit e Uisp, oltre che tecnico della Fisd - la federazione italiana sport per disabili - ha già in curriculum la specializzazione per il tennis su sedia a rotelle. In Lombardia, al circolo Pavesi, ha frequentato forse da unico toscano le lezioni con gli allenatori Stefano Zambelli ed Eleonora Calderaro. «Sono soddisfatto - racconta - perché per me questa qualifica rappresenta un passo avanti anche dal lato personale. La specializzazione mi permetterà di estendere nuove relazioni con persone che possono dare un senso alla propria vita sportiva». Mori, negli anni scorsi, ha insegnato in Germania e ha approfondito il tennis interessandosi agli aspetti percettivi e alle sensazioni trasmesse dal corpo per migliorare il gesto tecnico non solo in partita. Non è un mistero per nessuno che il gioco sia cambiato e ancora oggi attraversi un momento di rapida evoluzione dal punto di vista dei materiali utilizzati per costruire le racchette fino alla scelta della tabella di lavoro e all'alimentazione. Servono quindi aggiornamenti continui per sviluppare percorsi sempre diversi che mantengano gli atleti al passo con i tempi. Per questo scrive di tennis olistico sul portale di Amanda Gesualdi.

Michele Falorni

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