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Brunetti, lo “zingaro” del calcio riparte dall’amaranto

CECINA. Si definisce uno “zingaro del calcio”, ma Luca Brunetti alla fine è un italiano da esportazione. Dal campo alla panchina, ha visto tutto e conosciuto tutti, conquistando il torneo anglo...

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CECINA. Si definisce uno “zingaro del calcio”, ma Luca Brunetti alla fine è un italiano da esportazione. Dal campo alla panchina, ha visto tutto e conosciuto tutti, conquistando il torneo anglo italiano a Wembley e allenando, è storia recente, i Giovanissimi regionali professionisti del Livorno. Una sfida e non solo una scommessa, un’idea divenuta progetto al momento in cui ha ricevuto la telefonata del direttore sportivo Elio Signorelli.

“Ho accettato volentieri – racconta l’ex difensore di Samp, Brescia e tante altre squadre di serie A e B – perché posso allenare ragazzi di 13 anni, svegli ma corretti, motivati ma non smaliziati”. Il protagonista di questa storia è una miniera di ricordi. Ha lasciato Cecina e il Cecina nel 1980, è tornato nel 1999 in tempo per indossare la maglia rossoblù di fine millennio in Eccellenza. In mezzo, vent’anni ad altissimo livello, passando dall’obbligo delle marcature a uomo alla rivoluzione della zona dettata da Arrigo Sacchi e dalla sentenza Bosman all’invasione degli stranieri. Non proprio una passeggiata, che Brunetti ha però affrontato marcando avversari come Maradona e Platini. Anzi, provando a imbrigliarli un passo dopo l’altro. “Il calcio di oggi è complicato – afferma – perché ci sono sempre più persone e meno professionalità. Senza considerare le centinaia di arrivi da oltre confine che penalizzano i nostri vivai. Senza il settore giovanile, come si garantiscono i ricambi alla nazionale? In serie A giocano ancora Francesco Totti e Luca Toni: con il rispetto dovuto, dove sono le nuove leve? Serve una decisa revisione della rotta, bisogna seguire gli adolescenti per portarli in prima squadra. Io alleno quattro volte alla settimana, questo è l’obiettivo che perseguo sulla panchina del Livorno”.

Dopo la Primavera del Lecce e del Pisa e la parentesi a Bologna con Giuseppe Papadopulo, Brunetti ricomincia dalla città labronica. E il Cecina, società in cui ha iniziato e chiuso la carriera? “Ho visto in campo ragazzi che si impegnano – prosegue – e mi fa piacere. La città meriterebbe la serie D, ma capisco che dall’Eccellenza in avanti sia difficile. Inoltre, ho incontrato allo stadio persone appassionate come Enza Santini, che segue le partite. Come i tifosi che, una domenica dopo l’altra, siedono sugli spalti”. Il calcio intriga, le partite internazionali sono il sogno di migliaia di praticanti. Luca non ha mezze misure. “E’ necessario sacrificarsi e accettare la destinazione al momento in cui capita l’opportunità. Pure al sud, palestra di vita che forma il carattere. Senza illudersi, ma rimanendo umili”. E’ la legge dello zingaro del calcio.

Michele Falorni

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