Toscana
Viene dal Marocco Ouadia Tergui, campione italiano di arti marziali miste
CECINA. Manca un minuto alla fine della terza ripresa, la tensione è pazzesca, il pubblico preme ai bordi della gabbia, Ouadia Tergui assesta l’ultimo colpo e alza i pugni al cielo: ha vinto, la...
CECINA. Manca un minuto alla fine della terza ripresa, la tensione è pazzesca, il pubblico preme ai bordi della gabbia, Ouadia Tergui assesta l’ultimo colpo e alza i pugni al cielo: ha vinto, la cintura del “Venator fighting championship” categoria pesi leggeri è sua. Daniel Pylò, l’avversario, è a terra privo di forze. È finita.
Nei giorni scorsi, a Casalecchio di Reno in provincia di Bologna, lo staff della palestra Renbukai ha urlato di gioia: dopo mesi di allenamenti estenuanti anche all’estero, il loro atleta marocchino ha conquistato il torneo di arti marziali miste più famoso d’Italia. Oggi è un altro giorno. Accanto al personaggio, il lottatore freddo e veloce che nulla teme, c’è la persona. Educata, sensibile, riconoscente nei confronti dei maestri. Una settimana dopo l’altra, mattina e pomeriggio, ha dominato la fatica, ascoltato i consigli, tirato pugni, calci e affinato la lotta a terra per crescere e centrare l’obiettivo. Basso profilo, grandi idee: questo è il suo motto. Che significa umiltà e sacrificio, capacità di confrontarsi con i più forti per mettersi in gioco ed emergere. Le Mma non sono una disciplina per tutti, la selezione è spietata.
«Sono contento – racconta emozionato – perché ho realizzato un sogno. Voglio continuare su questa strada, mi piacerebbe diventare professionista e combattere a livello europeo e mondiale nei 70 chili». Le prospettive non mancano, il punto di arrivo è l’Ufc, il circuito americano delle arti marziali miste seguito dal vero e in televisione da migliaia di appassionati e addetti ai lavori, pronti a raccontare le imprese dei combattenti. Una scommessa per chi, arrivato cinque anni fa da Khouribga, cento chilometri da Casablanca, ha scelto con coraggio e personalità un percorso pieno di insidie. Tergui, classe 1992, è gentile e garbato.
«Ascolto musica religiosa araba ed inglese, perché mi rilassa. Anche prima degli incontri. Sono credente, leggo il Corano e prego cinque volte al giorno seguendo gli insegnamenti di Maometto. È la mia vita. Amo questo sport, ma ora cerco un lavoro e uno sponsor per guadagnare soldi, volare in Germania o in Olanda e allenarmi con i migliori. L’obiettivo è l’Ultimate fighting championship statunitense. Mi piace Cecina? Sì, certo. Qui ho stretto amicizie e quando ho un pochino di tempo libero vado volentieri al mare». Ouadia non dimentica chi ha creduto in lui e lo ha accompagnato al titolo passando settimane tra le corde del ring, sostenendolo e incoraggiandolo. «Senza di loro non sarei niente». Lo ripete più volte indicando il gruppo dei tecnici che lo attende all’angolo. Poche misurate parole che significano riconoscenza verso Ciro Ruotolo (jiu jitsu), Marien Dimitrov (lotta greco-romana), Waldo Santacruz Brav (boxe), Vittorio Valori (preparazione fisica), Khalid Mahzoum (head coach, il capo allenatore), Ibrahim Mahzoum e Idris Binrba (sparring partner, gli avversari negli allenamenti).
Michele Falorni
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