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Rosignano Sei Rose una retrocessione che viene da lontano

Rosignano Sei Rose una retrocessione che viene da lontano

Sono stati tanti i segnali che facevano presagire una stagione deficitaria, culminata nel triste verdetto di mercoledì

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ROSIGNANO. Una retrocessione annunciata. Ma non dalla lunga serie di risultati improduttivi susseguitisi nell’ultimo scorcio di stagione. Da molto prima. Segnali evidenti di una possibile annata sportiva deficitaria emersero già in piena estate. Quando si faticava a ricostituire un gruppo dirigente che potesse far proseguire il cammino al club biancoblù, sostituendosi a quello dimissionario che aveva condotto in porto una stagione difficile ma culminata nella permanenza in categoria. Prima furono alcuni consiglieri uscenti a cercare di reperire qualcuno in grado di sostituirli, ma ogni sforzo in tale direzione risultò vano.

Poi fu la volta di due commissioni elettorali, l’ultima costituita in extremis, quando insorse pure il timore non farcela neppure ad iscriversi all’Eccellenza, a giocare le ultime carte per garantire un futuro al Rosignano calcio. Alla fine, a ridosso ormai delle scadenze impellenti dettate dalla Federazione, la fumata bianca. La certezza che la società di via della Repubblica, con i suoi duecento giocatori, ripartiva. Preparazione – mentale, oltreché sul campo - iniziata inevitabilmente in ritardo, con tanti giocatori avvicendatisi in prova molti dei quali non erano adatti al Rosignano nuovo corso. La variegata miscellanea, senza un corpo ben delineato, è andata avanti sino alle porte della stagione agonistica. Collezionando prove deludenti in amichevole, anche con avversari di categoria pari o inferiore.

Ci fu l’eliminazione dalla Coppa Italia da parte dell’Atletico Piombino, però non le fu conferito il giusto peso, perché l’obiettivo era il campionato, non certo la Coppa. Le prime partite, al Solvay e in trasferta, con la squadra di Luca Polzella finalmente dotata di una propria apprezzabile fisionomia, fecero registrare a sorpresa esiti e punteggi imprevisti. Più che positivi. Poi gli esodi (favoriti) di Esposito e Borselli e inevitabili, vedi la fuga di Colombi; innescata quest’ultima dall’offerta di uno stipendio di gran lunga superiore rispetto a quello che poteva garantire il sodalizio locale dalle finanze tutt’altro che floride. Sulle quali continuavano peraltro a pesare i debiti pregressi. E ancora gli errori (gravi) commessi nella scelta (frettolosa) dei sostituti. Infine le molte assenze per squalifica e gli altrettanto numerosi infortuni hanno inferto il colpo di grazia ad un organico ridotto al lumicino, almeno un terzo del quale era inadatto a competere con le formazioni di centroclassifica del girone. Così un Rosignano ritrovatosi invischiato nei bassifondi della graduatoria non è più riuscito a rialzare la testa. Anzi, è sprofondato sempre di più fino al turno infrasettimanale di mercoledì che ne ha sentenziato la retrocessione diretta. Ora c’è la pausa pasquale. Quindi la ripresa – si fa per dire – delle ostilità. Una cosa riveste invero - da subito - un’importanza fondamentale. Far luce sul futuro di una società che ha bisogno di un buon gruppo di persone che sappiano accompagnarne il cammino in Promozione. Dove si dovrà assestare sia come soggetto di un nuovo ambito che dal punto di vista economico. (f.c.)

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