Gioco
Un cecinese ai vertici del rugby italiano
Gianluca Guidi, casa al Ponte, moglie e due figli, protagonista del trionfo del Calvisano. «Che bella battaglia con Rovigo»
CECINA. Exploit del Cammi Calvisano: primo della serie A di rugby dopo il calendario regolare e campione d'Italia dopo gli assurdi playoff imposti dalla Federazione battendo nella finale il Rovigo. Alla guida della squadra di Calvisano, cittadina di appena 7.000 anime della "bassa" padana in provincia di Brescia, ridente per le attività agricole, artigiane e di allevamento dei suini, c'è un nome di casa nostra: Gianluca Guidi. Abita a Cecina, ha casa al Ponte, con Francesca Tremolanti, il piccolo Riccardo di un anno e una bella bambina di sei, Vittoria, che Guidi ha mostrato in tivù, sorridenti, nella festa seguita alla sofferta quanto strepitosa vittoria del Cammi sul Rovigo: al 17-0 per i veneti i lombardi hanno risposto prevalendo per 26-17.
Ma Gianluca nella casa del Ponte non c'è praticamente mai, dedica la sua vita al rugby. Ne è diventato il "globetrotter": prima valente giocatore nel Livorno che ai bei tempi militò a lungo in serie A, dopo inserito nello staff tecnico delle Nazionali per le squadre giovanili fino a dirigere l'Accademia federale di Tirrenia, poi per un anno alla corte di Brunel nella nazionale azzurra maggiore; ma l'anno scorso decise di cambiare rotta, di provare a guidare una squadra di club.
Gli aprì la porta il Calvisano, e lui vi entrò con entusiasmo: "C'erano per me le più ampie garanzie possibili - sottolinea Guidi - era ambiente in crescita, e soprattutto puntavano sui giovani. Quanto è nel mio spirito, come io cerco sempre di fare; del resto provengo dal settore giovanile che è la linfa del rugby di oggi e di domani. Mi piace costruire, salire gradino dopo gradino.
Ha richiesto grosso impegno, mio e dei giocatori, ma siamo riusciti a migliorarci. I risultati sono frutto dell'aver potuto lavorare in tranquillità, grazie all'aspetto affettivo nella squadra; i giocatori sono molto legati tra loro, in campo e fuori". Così con Guidi coach la squadra bresciana è arrivata a conquistare il quarto scudetto della sua storia, ancora breve, perché nata dopo il 2000. Battendo un Rovigo, tra l'altro guidato dall'altro livornese Andrea De Rossi, super favorito dai pronostici della vigilia ma che con Calvisano ha rimediato due sconfitte e solo un pari
. "Loro avevano fatto una campagna acquisti faraonica, facendo anche tornare in Italia da Parigi Mirko Bergamasco; il loro budget di campionato è stato quasi il triplo del nostro - spiega Guidi - e poi erano 24 anni che non vincevano il campionato, chiaro che perdere lo scudetto è stato uno smacco difficile da sopportare. Mi spiace per l'amico Andrea, ma la realtà non si discute e la finale è stata lo specchio della stagione. La mia squadra ha collezionato venti vittorie di fila, ha sorpassato il Rovigo violando il 'Battaglini' e l'ha ribattuto in finale, ha finito con la migliore difesa e il migliore attacco. Mi pare che i meriti ci siano tutti".
Conquista dello scudetto non dettata da segreti, per niente dovuta al caso, ma frutto di certosino lavoro.
"Società sana, gli abitanti stanno molto vicini alla squadra, stravedono per il rugby - aggiunge Guidi - basta dire che quando i giocatori passano per le vie vengono avvicinati e parlano con tanta gente; il calcio a Calvisano è seguito in minima parte. Anch'io mi sono trovato molto bene; attorno a me tanta competenza sia organizzativa che tecnica, da grande società professionistica nonostante la piccolezza del luogo. Ho avuto mano libera, per me è stato molto importante visto il mio carattere; mi sono impegnato al massimo, sono andato dietro alle sensazioni, ho sfidato il rischio, insomma ho agito sempre con la mia testa. Ho utilizzato diversi giovani e loro mi hanno dato ragione, per cui in certe partite ho potuto schierare in campo chi si mostrava più in forma. C'è stato molto turn-over, che ha consentito a tutti di mantenersi efficienti e a disposizione, pochi gli infortuni e di scarsa entità. In definitiva è stata l'arma in più a pro nostro anche nella finale, dove siamo venuti fuori alla distanza mentre il Rovigo è calato”.
“ Ma ho dialogato molto con i giocatori, ho dato spazio ai loro punti di vista e alle loro idee guadagnandomi la loro stima, però la squadra giocava come volevo io. Preparavo col computer gli allenamenti e le partite, che per capirle meglio stavo in tribuna e trasmettevo gli ordini al secondo e all'accompagnatore in panchina.
A disposizione c'erano quattro campi in erba e uno sintetico". Stagione di sacrificio dunque ma esaltante per Gianluca Guidi, che ha vinto la scommessa conquistando lo scudetto al suo primo anno a Calvisano.
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