Il dolore
La procura chiede 2 anni di squalifica
Pagliara si appella ai tifosi e chiede le foto del dopo-match che lo aiutino a dimostrare che la provetta era incustodita
CECINA. Respinta la richiesta del test del Dna, valutate insufficienti le motivazioni addotte a discolpa nel primo interrogatorio, richiesta l’invalidazione del titolo italiano conquistato il 25 ottobre 2013 e richiesta la squalifica per due anni. Per Floriano Pagliara arrivano quattro colpi da ko direttamente dall’ufficio di Procura antidoping, che due giorni fa anche sul sito ufficiale del Coni ha pubblicato la richiesta di deferimento per il caso di positività ad un diuretico nel controllo avvenuto lo scorso 25 ottobre a Cecina dopo il match vinto col fiorentino Angelo Ardito. «L’ufficio di procura antidoping ha disposto i seguenti provvedimenti – si legge sul sito del Coni - deferimento dell’atleta Floriano Pagliara (tesserato FPI) alla prima sezione del tribunale nazionale antidoping del Coni per violazione dell’art. 2.1. del codice Wada, in relazione alla positività all'Idroclorotiazide e alla Clorotiazide…con richiesta di 2 anni di squalifica». Dopo il primo interrogatorio avvenuto alla presenza del suo avvocato Paolo Rodella nel gennaio scorso, Pagliara, non riuscendo a spiegare l’assunzione del diuretico, aveva chiesto il test del Dna per dimostrare che quel campione positivo al diuretico fosse effettivamente il suo. Richiesta del test del Dna, l’unico in grado di dimostrare scientificamente che quel campione positivo al diuretico era di Pagliara e non di qualche altra persona, respinta dalla procura antidoping. La motivazione? Per la procura le risultanze istruttorie, ovvero gli interrogatori a chi ha eseguito il test (dottori Andrea Ciangherotti ed Enzo Truppa) e al pugile Angelo Ardito, escludono che possono esserci stata una manomissione da parti di terzi. Una sicurezza mostrata dalla procura figlia proprio di queste tre testimonianze. Testimonianze che, sembra di capire, non siano coincidenti con quella di Pagliara, che sostiene di aver lasciato incustodita la provetta tra la prima e la seconda minzione utile al test antidoping. Per la procura, però, tutte le spiegazioni offerte dal pugile cecinese non sarebbero sufficienti a discolparlo e adesso per Pagliara il rischio squalifica è vicinissimo. L’ultima àncora al quale si appella è quella dei tifosi: chiunque, al termine del match, avesse conservato una foto scattata con il campione cecinese negli spogliatoi del palasport di via Napoli potrebbe tornare utile, meglio se in grado di dimostrare la tesi di Pagliara nelle modalità di esecuzione del test antidoping.
Alessandro Bientinesi
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