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La lezione di Brunetti: «Ritornare alla tecnica basta coi moduli»

La lezione di Brunetti: «Ritornare alla tecnica basta coi moduli»

CECINA. Luca Brunetti è pronto a ricominciare. Fino a primavera ha lavorato come osservatore a Padova, viaggiando per il Belpaese alla ricerca di talenti tra le formazioni Primavera. In tasca ha il...

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CECINA. Luca Brunetti è pronto a ricominciare. Fino a primavera ha lavorato come osservatore a Padova, viaggiando per il Belpaese alla ricerca di talenti tra le formazioni Primavera. In tasca ha il patentino di allenatore professionista ed ha voglia di sedersi in panchina. Alle spalle del difensore rossoblù, che a Cecina ha iniziato e chiuso con il calcio giocato, ci sono la prestigiosa carriera e l'esperienza al fianco di Giuseppe Papadopulo. Brunetti evita le frasi fatte e scansa i mezzi discorsi: il calcio deve investire di più nei vivai e valorizzare i ragazzi italiani. Chiaro. «Bando alle chiacchiere - dice - in Italia non mancano certo i giocatori interessanti. I problemi sono semmai a monte: si pensa troppo al modulo e poco alla tecnica. Bisogna sviluppare bene la base e conoscere i movimenti: la lavagna viene dopo. Invece si pensa più a esasperare i tatticismi che non a costruire altri aspetti. La fisicità c'è sempre stata, ma è impensabile non compiere un piccolo passo indietro, rimanendo agganciati al presente ma rispettando regole immutabili». Brunetti conosce a fondo la materia di cui discute. Dalle giovanili alla serie A con incursioni all'estero ha vissuto il periodo del campionato più bello del mondo. Uscito dal prato, compreso quello di Wembley dove ha vinto un torneo anglo-italiano, ha proseguito il cammino studiando per imparare questo sport da un'altra prospettiva. «Purtroppo vedo tecnici che, mentre la squadra svolge il riscaldamento, siedono in panchina con il computer sulle gambe. Abbandonano la creatività per cosa? Per le geometrie e le risposte affidate solo al modulo». Già, la fantasia al potere. Luca però non dimentica la solitudine dell'ala destra e sbotta: "la zona è abusata, le capacità individuali sono spesso soffocate. Non me lo spiego. Inutile snaturarci, giochiamo all'italiana, investendo sui nostri ragazzi come fanno l'Atalanta e l'Empoli e affidandoli ad allenatori seri e competenti, evitando il marcio dilagante per promuovere figure di spessore e non inutili figuri". I presidenti di oggi non decidono da soli, demandano tutto a certi personaggi. E' discutibile. Brunetti si considera un cane sciolto, uno senza tessere in tasca che "dice ciò che pensa e spera, con la professionalità costruita, di poter entrare nel calcio". Sa che è difficile, ma ci prova. L'ultima battuta riguarda il Cecina, società in cui è cresciuto. «Dico loro bravi, avanti così, mantenendo la sinergia con il Palazzaccio per potenziare il settore giovanile e garantirsi il futuro. Magari, con altri imprenditori pronti a entrare». Del resto, gli esempi non mancano: Mirco Bigazzi a Livorno ed Emanuele Rovini a Empoli giocano ai massimi livelli dopo avere faticato non poco. E chissà che, un giorno, con loro non ci sia anche Franco Brunetti, il figlio di Luca che a Pisa veste la casacca della Berretti. Ma questa è un'altra storia.

Michele Falorni

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di Redazione web