Gioco
Quarant’anni trascorsi tra i pali Celli si racconta: «Giocherò fino a 50»
CECINA. Ha compiuto quarant’anni tra le pacche sulle spalle dei compagni e tante risate negli spogliatoi, ma la carta d’identità non lo preoccupa, anzi. Davide Celli, portiere del Palazzi in Prima...
CECINA. Ha compiuto quarant’anni tra le pacche sulle spalle dei compagni e tante risate negli spogliatoi, ma la carta d’identità non lo preoccupa, anzi. Davide Celli, portiere del Palazzi in Prima categoria, ama il calcio quanto la famiglia e, per lui, gli allenamenti sono un piacevole passatempo e non una fatica. Senza il campo, gli mancherebbe qualcosa, tanto è abituato a indossare la casacca e, se Saverio Pialli si infortuna, a svestire i panni del supplente per dare il meglio di se tra i pali. Una storia, questa, che merita d’essere raccontata, episodi compresi. Celli, nato il 21 gennaio 1973, è un personaggio che vanta più di un tentativo d’imitazione. Simpatico, schietto, rispettoso e amico del mister che lo allena, Simone Caroti, e del mai dimenticato Volturno Ballati, che nel 1985 a Palazzi lo scoprì (“tu vai in porta, mi disse, e io ci andai”). In via Bixio ha trovato una seconda casa, dopo avere girato la provincia, conosciuto categorie e decine di ragazzi con cui ha diviso promozioni e vittorie. «Giocare mi piace, a smettere non ci penso proprio. E la casacca che indosso è una seconda pelle». Ventotto anni dopo i primi calci al pallone, Davide ha tanti ricordi e l’entusiasmo del principiante. «Ai miei compagni voglio bene – dice – e il calcio per me è passione. Chi sono fuori dal rettangolo verde? Una persona normale, che ama la musica italiana e che, non mi ricordo in quale campionato, svolgeva il riscaldamento prepartita insieme alla squadra sulle note di Luciano Ligabue. Un modo come un altro per caricarsi in attesa del fischio d’inizio».
Ma quando in cuffia le note del chitarrista emiliano non arrivano, vanno bene anche quelle di Vasco Rossi. Altro capitolo: i miti. Come tutti i calciatori adolescenti negli Ottanta, anche Celli ne ha avuto uno. «Michel Preud’homme, il numero uno della nazionale belga. Mi piaceva perché era bravo tra i pali e sicuro nelle uscite. A lui mi sono ispirato per crescere dal lato tecnico, impegnandomi giorno dopo giorno con le prese a terra e altri esercizi». Per tacere dei rigori: 6 su 7 parati a Vada nel 2001-02 e 3 su 3 quest’anno con la maglia gialloverde del Palazzi. Dove, quando l’allenatore lo chiama, risponde secco: «Sono pronto». Alzandosi dalla panchina per versare contributi pesanti.
Venturina, Montescudaio, il Cecina in Eccellenza agli ordini di Paolo Giovannelli, Rosignano, Suvereto, Vada, ancora Palazzi: il film scorre veloce e Davide sorride, ripensando al 1985 quando usciva di casa da via Amendola, prendeva il pullman per Palazzi e, appena sceso, infilava i guanti. A quarant’anni, il minimo è tirare un bilancio. «Mi diverto – prosegue – voglio bene ai miei compagni e loro vogliono bene a me: per questo voglio continuare». Fino a quando, scusi? Fino a cinquanta, ma non lo dice.
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