La manifestazione
La società è allo sbando e in campo è un disastro
A Pavullo i biancoblù hanno toccato il fondo, con una sconfitta umiliante Ma la colpa è soprattutto di una dirigenza che ha perso la bussola
ROSIGNANO. Ora si è toccato il fondo. Nel pomeriggio di Pavullo è arrivato il momento peggiore da quattro stagioni a questa parte, vale a dire dal ritorno in serie D atteso 24 anni. Ma le disamine tecniche e tattiche non c'entrano più, perché quella che ha affrontato la Pavullese non era una squadra, al di là delle assenze importanti. Chi è entrato in campo tra i biancoblù non c'era con la testa per i problemi societari diventati ormai insostenibili, per gli stipendi che ritardano, per una confusione totale a livello di gestione del sodalizio.
La società segna il passo. Uno sparuto manipolo di componenti del direttivo deve mandare avanti la situazione tra mille problemi, il presidente non sa più che pesci prendere, anche perché attorno non ha un nucleo forte di persone di calcio che lo consigliano. Come dovrebbe essere in club di serie D. Logico quindi che dopo mezzora la partita contro una squadra che si batte nei bassifondi, composta da un manipolo di giovani volenterosi e poco più, fosse finita con i giocatori del Rosignano che vagano per il campo senza la forza di combattere. Prendere quattro gol dai modesti emiliani è stata un'umiliazione che però, come si diceva, non ha una spiegazione tecnica.
Tutto questo scempio ha radici lontane, quando un anno e mezzo fa (precisamente l'estate del 2011) si è voluto a tutti i costi imprimere una svolta ma non si aveva la forza per farlo e le alternative economiche e tecniche erano solo sulla carta. Ma ci sarà tempo per analizzare le colpe di questa situazione che sono tante e di tanti, soprattutto di chi ha favorito che il Rosignano diventasse un problema che ormai con il calcio c'entra ben poco; e non è servito neppure interessare la politica per cercare di rimettere il treno nei binari. Ora c'è da salvare la baracca. Compito difficile ma non impossibile, che dovrà vedere tutti uniti. Sia chi ha a cuore le sorti di un club glorioso e carico di storia, sia chi questa situazione ha contribuito a creare con scelte scellerate. Si dirà che si paga la crisi ed è vero. Imprenditori disposti a investire nel calcio in questo momento di congiuntura economica davvero tremendo non ci sono. Ed è altrettanto vero. Ma quello che si aveva a disposizione, soprattutto nella scorsa stagione agonistica, è stato gestito male. La famosa assemblea del ribaltone societario si concluse con la dichiarazione programmatica del nuovo direttivo di realizzare un programma di minima impostato sui giovani e nel giro di pochi giorni arrivarono invece 3-4 giocatori di grande nome ai quali si promisero stipendi faraonici. Questa estate si è impostato un programma su di un budget che doveva essere garantito e dopo due mesi si è capito che questa cifra non c'è, almeno per ora. Come fa a mandare avanti in questo modo una società interregionale? Oggi alla ripresa degli allenamenti i giocatori vorranno risposte certe e garanzie. Altrimenti si rischia l'esodo di gran parte della squadra anche prima della riapertura delle liste. Si impongono una riflessione, una sana autocritica da parte di chi ha determinato questa crisi e uno sforzo comune per evitare il peggio. C'è bisogno di una mobilitazione generale di chi ha a cuore le sorti biancoblù perché, proprio nell'anno che celebra i suoi novant'anni di storia, il Rosignano non può finire così.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
