Proteste
A scuola da Protti «Impariamo dalla Spagna»
L’ex bomber e Santiago Sanchez del Real Madrid insegnano calcio ai bambini al San Martino
RIPARBELLA. Da padrone di casa, stavolta, ha deciso di scendere in campo. Lo farà tutte le mattine, per cinque giorni alla settimana. Il calcio spiegato da Igor Protti. Bandiera e simbolo amaranto, l'unico, con Dario Hubner, a vincere il titolo di capocannoniere in serie A, B e C. Protti affiancherà Santiago Sanchez, tecnico del Real Madrid che ormai da tre anni ha scelto San Martino per formare i giovani calciatori del camp estivo Legea, organizzato dai cecinesi Luca Rombolini e Francesco Agosti, con la collaborazione di Andrea Prunecchi, direttore della scuola calcio locale.
Una bella sorpresa per tutti i partecipanti…
«La novità di quest'anno è che sarò insieme a Santiago, tutte le mattine, sul campo. Non ci sarò il pomeriggio perché ho il corso per allenatore. Rispetto alle passate edizioni del camp, dove mi fermavo per un saluto ed una chiacchierata coi ragazzi, ci sarà un mio impegno maggiore».
Quello di allenare i bambini è un suo grande progetto, se non sbaglio?
«Questi camp estivi sono senz'altro importanti perché consentono ai bambini di fare una bella esperienza. In una settimana, tuttavia, non si creano giovani calciatori. Per poter incidere sulle caratteristiche dei ragazzi, sulla loro mentalità, occorre lavorarci tutto l’anno. Non so se nel mio futuro c’è una scuola calcio ma questi camp sono utili non solo da un punto di vista calcistico ma anche educativo e sociale».
Avrà la possibiità di confrontarsi con un tecnico spagnolo, del Real Madrid
«Sappiamo quanto la Spagna sia all’avanguardia in campo calcistico e nella formazione dei giovani calciatori. Le lezioni che arrivano da Barcellona e da Madrid sono preziose anche per il nostro calcio. La Spagna ci ha insegnato che, mentre da noi si facevano selezioni soprattutto in base alle caratteristiche fisiche andando a visionare i ragazzi più alti, robusti, più strutturati fisicamente, loro puntavano su altre qualità. Gli educatori spagnoli stanno portando un nuovo messaggio, e cioè che il calcio è l’esatto contrario, che si può crescere col lavoro, con la passine e con l’impegno».
Si dice che oggi non vengono più fuori campioni perché non si gioca più nei campini. Condivide?
«Il caro vecchio cortile, indubbiamente, non c’è più anche perché sono cambiate le caratteristiche urbane delle nostre città. E’ complicato giocare a calcio in strada. Però devo dire che le scuole calcio danno la possibilità di giocare a calcio a bambini già da 5-6 anni. Il cortile, certo, era importante. Ricordo che io ho iniziato da piccolo nel garage di casa, cercavo di fare i record di palleggi e calciavo in una porta improvvisata da due colonne...»
Ma le scuole calcio funzionano?
«Occorre che i selezionatori siano persone competenti e capaci, che non devono pensare alla loro soddisfazione personale ma contribuire alla crescita tecnica ma anche morale dei ragazzi. Ecco perché occorre investire negli allenatori».
A San Martino si è scelta questa strada?
«Io non faccio parte della scuola calcio, ho solo un rapporto di amicizia con Andrea, Ago e Luca. La mia sensazione, comunque, è che si stia portando avanti un valido progetto coi ragazzi e questo mi fa piacere».
Quale è il futuro di Protti?
«Ad oggi non ho ancora un progetto definito. Sto aspettando di fare il corso per allenatore a Coverciano. Poi probabilmente parteciperò anche a quello per direttore sportivo ad ottobre. Per il resto vedremo»
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