Sicurezza
I 30 anni all’Ernesto Solvay di Massimo Meini
ROSIGNANO Massimo Meini, personaggio di rilievo del Rosignano calcio. Ci sia permesso definirlo insostituibile. All’Ernesto Solvay è di casa. Veniva ad allenarsi allo stadio già nell’80, quando era...
ROSIGNANO
Massimo Meini, personaggio di rilievo del Rosignano calcio. Ci sia permesso definirlo insostituibile. All’Ernesto Solvay è di casa. Veniva ad allenarsi allo stadio già nell’80, quando era arbitro in serie D. Quindi la lunga carriera di dirigente accompagnatore.
Prima nel settore giovanile e successivamente nella formazione maggiore. «Mi hanno sempre trattato bene - dice - e io li ricambio. Tutto quello che faccio, lo faccio per il Rosignano». Gli chiediamo un flash sugli ultimi tecnici, avvicendatisi in un breve lasso di tempo. A lui che ne ha visti passare tanti, «qualcuno buono, altri meno buoni». Loro, come i giocatori, «passano, il Rosignano rimane. È come una stazione. E si trova in una categoria che gli compete, giusta». Meini comincia con Stefano Brondi: «Una persona molto corretta. La squadra con lui ha fatto qualche scivolone, ma la palla è tonda e non gli si può disconoscere che è un ottimo professionista. A Rosignano non si è potuto esprimere al meglio, ma io ho sempre avuto fiducia sulla persona. Certo, quando uno va via dispiace, ma capisco le scelte societarie». Secondo atto: «La soluzione Fratini l’ho vissuta appieno, perché con lui e Cannarsa a Cerea c’ero io.
L’ambiente era tutto preso dalla necessità di non far male. E la squadra ha risposto dando il 150 per 100. Riccardo lo conosco da quando giocava nel Rosignano. Era un bimbo e io mi allenavo con lui.
È nato nel settore giovanile biancoblù. Un bravissimo ragazzo. Ha avuto la bella opportunità per crescere traghettando la squadra da Brondi a Lavezzini potendo imparare da grandi professionisti». Lavezzini. «Penso che Rino Lavezzini, in virtù anche del suo gran bagaglio tecnico, non sia da discutere, anche se lui dice che il passato non conta, conta il futuro. Gli daremo la massima collaborazione, come del resto abbiamo fatto con tutti quelli che l’hanno preceduto».
(f.c.)
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