Il Tirreno

La crisi del pallone. I diesse a ruota libera al meeting di Castiglioncello

«Il calcio punti sui giovani»

Viola Conti
«Il calcio punti sui giovani»

Pagliari (Fifa): «Più coraggio da parte delle società»

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 CASTIGLIONCELLO. A Villa Celestina si è svolto il primo meeting di calciomercato organizzato da TuttoMercatoWeb e andato in diretta su Sportitalia. Il ristorante Baracchina di punta Righini ha fatto da cornice a direttori tecnici e sportivi per parlare di calcio in crisi.  Perché il calcio è malato. «A molti dirigenti mancano coraggio e idee - sostiene Silvio Pagliari, agente Fifa - il calcio non ha tanto bisogno di regole, bensì di scelte coraggiose delle società. Per i giovani c'è la necessità di giocare, meglio una categoria inferiore ma con la certezza di giocare. Per esempio per Gabbiadini abbiamo rifiutato un club importante e ha giocato in B col Cittadella facendo un bel campionato».  «Il problema non è la presenza di una ventina di extracomunitari - chiosa Fabrizio Larini, diesse dell'Udinese - i problemi sono di carattere strutturale e culturale. Un sistema vecchio con la mentalità tesa a vincere. Dovremmo prendere esempio dalla Spagna e puntare sui giovani della Lega Pro».  Per l'altro agente Fifa Giocondo Martorelli «la crisi del calcio è europea, legata soprattutto ad aspetti economici. In Italia la grande maggioranza dei club ha budget di spesa limitati e questo influenza tutto il campionato medio-basso, senza contare che questo rende difficile l'acquisto di giovani promettenti. Penso a Giacomo Bonaventura dell'Atalanta».  Come riformare. «Ripartendo dai giovani, creando professionisti di serie B, permettendo una redistribuzione di quei giocatori che non riuscirebbero mai a giocare nelle serie maggiori - dice Malù Mpsansikatu, diesse del Congo ed ex diesse del Catanzaro - Ripartire dalla Lega Pro, innalzare gli stipendi dei giocatori, aprire le porte agli extracomunitari e mettere nelle condizioni di giocare anche quei professionisti esclusi dagli allenatori, che investono solo nei più forti delle squadre più importanti». Chiude Gino Dimitri, ex diesse del Matera: «E' importante che nella Lega Pro si coltivino i ragazzi. Nella mia esperienza posso dire di aver ottenuto molte soddisfazioni, riportando il Gallipoli in B e il Matera in C2 dopo 15 anni, senza contare i successi nella giovanile del Lecce».  Extracomunitari. «L'attuale normativa è anacronistica e penalizzante - dice Silvio Pagliari - ci fa tornare indietro come paese». «Le restrizioni che impediscono agli extracomunitari di giocare nei club italiani - continua Pierpaolo Marino direttore dell'area tecnica dell'Atalanta ed ex dg del Napoli - non fanno altro che danneggiare il campionato italiano, rendendo le squadre meno competitive. Uno straniero che gioca in Italia è un valore aggiunto». Dello stesso avviso Malù Mpansikatu: «Negli altri paesi è una cosa normale. Non capisco cosa possa cambiare per la nazionale se scendono in campo magari dieci francesi, che sono comunitari ma non italiani. È assurdo che possano giocare solo gli stranieri tesserati in Italia».

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