Attenzione
Una vita per il Donoratico
Giorgio Creatini
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TESSERA NUMERO 40 Mario Barsacchi è uno dei dirigenti storici dellUs Donoratico Persone. Mario Barsacchi racconta la sua fede amaranto
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DONORATICO. Tessera numero 40 dei lontani anni '60. La nuova Unione sportiva Donoratico rinasceva dopo che la vecchia società aveva chiuso i battenti e la bandiera giaceva ammainata in un cassetto ormai dal 1956. La grande passione per questo sport, però, prese di nuovo fiamma in paese e si decise di ripartire con una squadra Juniores. Fra i più attivi dirigenti dell'epoca ricordiamo Umberto Valori, Ilvano Santini, Renzo Ristori, Piergiorgio Badalassi, Bruno Lofredo, Lido Socci e appunto, il titolare della tessera numero 40, Mario Barsacchi, tutt'oggi uno dei più appassionati e straordinari personaggi che hanno fatto la storia della Sportiva. Se si escludono alcune parentesi politiche e sindacali, Mario il "rosso" ha sempre risposto presente agli appelli delle varie dirigenze che si sono succedute. Ha ricoperto svariati importanti incarichi, da vicepresidente ad accompagnatore, da ricercatore di risorse pubblicitarie a guardalinee. Personaggio a volte controcorrente, Mario rivendica con orgoglio un suo grande pregio. «Ho sempre cercato di proteggere gli arbitri, e di questo me ne vanto, bisogna riconoscere che senza il direttore di gara non si gioca a calcio, e se a volte commette errori sono paragonabili a quelli di un attaccante o di un difensore». Come vivi la situazione attuale del Donoratico dopo la sfortunata retrocessione? «Da grande tifoso ci sono rimasto male, ma debbo dire che la realtà di Donoratico può variare dalla prima categoria alla promozione. Credo che sia mancata la figura di un direttore sportivo esterno, che avesse meno vincoli con i giocatori, senza nulla togliere allo straordinario lavoro di Brunetti e Poeta, che però sono spesso troppo coinvolti anche emotivamente con la squadra. Anche l'inesperienza ha giocato un brutto tiro. Spero che dal prossimo anno si possa continuare con la politica del riavvicinamento di tutti i ragazzi di Donoratico e faccio un appello affinché rientrino con noi. Poi chiedo agli sportivi di venire a darci una mano in consiglio e soprattutto di tornare allo stadio. Persone come Rino Rossi vorrei comparissero all'interno del gruppo. Riunirsi almeno una volta al mese e rilanciare il settore giovanile». Ci racconti qualche aneddoto nella tua lunga militanza all'interno dell'Us? «Mi ricordo una volta a Chianni, in seconda categoria. C'era la sagra del cinghiale, e ad inizio gara vidi dei dirigenti locali che entrarono dello spogliatori dell'arbitro con un bel quarto di selvatico. Iniziò la gara e il direttore di gara arbitrava a senso unico, non una punizione, un rigore negato... Nell'intervallo mi avvicinai al fischietto e con sua grande sorpresa iniziai ad elogiarlo, ma seriamente: "Complimenti, ottima direzione, fischi puntuali, davvero bravo, grazie". Non so cosa può aver pensato, di fatto nella ripresa espulse due giocatori del Chianni e ci concesse un rigore e vincemmo 2 a 0. Un'altra volta andavamo a veder la partita al Picchi, montai in macchina Ilvano Santini, Piero e Aminode Fontanelli. Siccome la mia guida non fu proprio esemplare, al ritorno andarono alla stazione e tornarono a casa con il treno!»
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