Sicurezza
Personaggi. Lex difensore a ruota libera mentre si riposa alla Stella Marina
Sulle orme del maestro
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Luca Brunetti Brunetti studia da mister seguendo Papadopulo
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CECINA. Dove eravamo rimasti? Luca Brunetti è al mare alla Stella marina, dove si rilassa non senza pensare al calcio, la sua vita. Prima giocatore, poi allenatore con Giuseppe Papadopulo, che considera un maestro. In campo, era implacabile: giocava da difensore centrale con licenza, qualche volta, di attaccare e colpire. Oggi è diverso, perché sedersi in panchina regala una visione più completa delle partite. Non più attori e nemmeno spettatori, ma tecnici. In pochi anni questo sport è cambiato e ora è soprattutto tattico e fisico. Forse era meglio il vecchio calcio, dove regnava la fantasia. «Con Beppe (Papadopulo, ndc) ho iniziato - dice Brunetti - e finché non smette sarò il suo secondo. Niente tradimenti né scelte azzardate: bisogna essere riconoscenti e saper aspettare il momento giusto. A Lecce abbiamo vinto il campionato di serie B e poi siamo andati a Bologna, dove nella primavera del 2009 centrammo la salvezza quando nessuno ci credeva». «Nella stagione chiusa a maggio tutti sanno com'è andata: l'esonero è nato quando la squadra non era ancora in zona retrocessione, per via del peso specifico dei procuratori e di alcuni giocatori, che volevano una gestione diversa». L'esperienza al fianco di Papadopulo, allenatore ormai da 25 anni, ha permesso a Luca di crescere e di conoscere a fondo un lavoro affascinante ma non facile. E pensare che, non più tardi del 2005, da mister della Berretti del Pisa aveva scalato la vetta del campionato di categoria, divertendo e divertendosi. «In futuro - prosegue - vorrei allenare, ma prima di tutto viene il rapporto e la riconoscenza per il maestro. Che ha ricevuto offerte dalla Grecia e dall'Iran ma ha scelto di rimanere in Italia, uno dei palcoscenici più belli». E più competitivi insieme alla Premier league. «Il calcio moderno? È peggiorato, perché manca la tecnica. La conferma viene dalla difficoltà di certi giocatori di controllare e spostare la palla. Senza parlare del numero degli stranieri, di cui paghiamo le conseguenze. Non ci sono giovani da proporre in nazionale, un guaio. Occorre ripartire da capo, puntando sui vivai. Il Cecina? Ho seguito le vicende sul giornale, mi dispiace. Guido Pagliuca e i ragazzi sono stati encomiabili e, per questo, andavano confermati. Anche perché è scommettendo sui tecnici e i giocatori della zona che si può costruire il futuro». Brunetti non parla a caso. In carriera, senza ricordare le categorie e le squadre in cui ha militato, vanta oltre 400 partite nei professionisti. In via Puccini ha cominciato e in via Puccini, ai tempi dell'Eccellenza, è tornato per chiudere di fronte ai tifosi che l'avevano visto esordire ragazzino. Un atto di fede e di affetto verso la casacca rossoblù. «Per quanto è successo in società - conclude - sono rammaricato. Mai mi sarei aspettato di trovare il Cecina, un giorno, in queste condizioni. Chi ha creduto nella casacca non lo merita». Eppure, il cielo è ancora denso di nubi. Solo nei prossimi giorni, forse già oggi, conosceremo il futuro del sodalizio. Ma non è questo il punto. A Luca rimane l'amarezza per la piega presa dalla storia fin da dicembre 2009. I ricordi sono molti, dalla casacca rossoblù il difensore non riesce proprio a staccarsi. E' una seconda pelle.
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