Gioco
Livorno, a fari spenti e senza tifosi
Renzo Marmugi
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GRUPPO. Il primo allenamento degli amaranto ieri pomeriggio al centro Coni di Tirrenia Ma scoppia subito il caso Cellerino: arriverà il 19 luglio e sarà multato
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LIVORNO. Sottovoce. Al raduno del Livorno sembra di essere in tv da Gigi Marzullo. Suona la prima campanella, ma non ci sono presentazioni né bagni di folla. Il disastro nucleare dell'ultima stagione ha indotto la società a scegliere la politica dei fari spenti e anche i tifosi si regolano di conseguenza. Tutti al mare. I giocatori arrivano all'hotel Max alla spicciolata: il programma prevede analisi del sangue, ritiro del materiale e pranzo insieme, prima di cominciare a sudare nel pomeriggio al centro Coni di Tirrenia. Tre gli assenti: Knezevic (in ritardo per il traffico), Miglionico (arriva oggi) e Cellerino, che invece ha comunicato di ritenersi in vacanza fino al 19 luglio e così verrà multato. E' già il primo caso della stagione. I vecchi. Sorrisi, speranze e incertezza, un mix che neanche la melanina in bella vista riesce a nascondere. Tra color che son sospesi Ciccio Tavano, uno tra quelli in attesa di notizie sul futuro. La società vorrebbe spalmargli il contratto in scadenza 2011, la trattativa va avanti ma al momento è tutto molto fluido. «Fino a prova contraria sono un giocatore del Livorno», dice il bomber in cerca di riscatto. Tirato a lucido, come del resto Tomas Danilevicius. «Che caldo, ragazzi - dice l'uomo di Klaipeda - qui si muore...Dopo un mese e mezzo senza calcio ho tanta voglia di ricominciare e di fare un grande ritiro. La retrocessione è stata un brutto sogno, toccherà a noi cancellarlo sul campo. Se è finita così vuol dire che non eravamo al livello della serie A. Ho ancora un anno di contratto, si parla di spalmatura e io sono disposto a farla, il mio procuratore sta lavorando a questa idea. Non ho mai creato problemi, gli stimoli non mi mancano di certo». Mirko Pieri è tra quelli ufficialmente sul mercato e andrà in ritiro col cellulare acceso, mentre Perticone e De Lucia arrivano tra gli ultimi e si sentono in casa, il treno amaranto partirà con loro a bordo. I nuovi. Lambrughi e Salviato, classe 1987, stanno in un angolo. Perché devono prendere confidenza con l'ambiente e perché danno l'impressione di essere due ragazzi riservati. Svincolati dal Mantova (devono sempre riscuotere nove mesi di stipendio e li vedranno fra un paio d'anni dal fondo di Lega), hanno firmato un contratto fino al 2014. «È tutto a posto, manca solo il placet del consiglio federale», dicono sottovoce. Due terzini di spinta, destro Lambrughi, mancino Salviato. «Di questo gruppo conosco Perticone, era con me nella Primavera del Milan», dice Lambrughi. Nella categoria nuovi anche Francesco Parravicini, ex compagno di De Lucia al Parma e un abbraccio che dice tante cose. «Dopo qualche annata negativa - dice - voglio riprendermi ciò che mi sono perso. L'ultima stagione a Siena è stata un calvario: due fratture al perone, due stiramenti. Vengo con lo spirito di chi vuole dimenticare il passato, e nel calcio basta un attimo per cambiare le cose. Soprattutto in una piazza come Livorno, dove i tifosi sono sempre stati l'uomo in più. Nel 4-4-2 io faccio il mediano: conosco Pillon dai tempi di Treviso, è un tecnico dalle idee molto chiare. Sulla carta siamo una buona squadra, ma i giudizi a bocce ferme sono relativi. Perché le qualità che scrivono la differenza sono altre: gruppo, rabbia, voglia di fare qualcosa di speciale». I ritorni. Federico Dionisi è l'ultimo a presentarsi all'hotel Max e ha una borsa della Salernitana, giusto per ricordare il suo passato prossimo. «A gennaio volevo andare a fare esperienza per poi tornare e sono contento. Prima o seconda punta? Deciderà il mister, io preferisco partire più da dietro, però dove mi dicono di giocare gioco. Senza problemi».
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