Sicurezza
Francesco Bacci, perno del centrocampo, ripercorre le tappe di una stagione travagliata
«Pintossi ci aveva illuso quella sera alla Targa»
Michele Falorni
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CECINA. Cresciuto nel vivaio rossoblù per scalarne le categorie fino alla prima squadra, Francesco Bacci e il Cecina sono ormai una cosa sola. Centrocampista centrale con licenza di offendere, questo ragazzo di 27 anni compiuti il 9 aprile è uno dei protagonisti della salvezza strappata in capo a una stagione piena di problemi. Domenica, un attimo dopo il triplice fischio, è esplosa la festa: i tre punti sfilati al Chioggia hanno garantito la categoria. Viste le premesse, in via Puccini è stato come vincere il campionato. «Sono sincero - attacca Bacci - non immaginavo un torneo così, soprattutto dopo la presentazione e le parole del presidente Giancarlo Pintossi alla Targa. C'erano tutti i presupposti per salvarsi e, mantenendo basso il profilo, per togliersi forse la soddisfazione dei playoff. Non a caso, a dicembre eravamo quarti in classifica. Poi, il pomeriggio del 16, il sisma che ha stravolto il progetto». E riscritto la storia, con gli svincoli dei giocatori e la situazione di giorno in giorno sempre più drammatica. Non a caso, a Chioggia, giocarono gli Juniores nazionali. Ma allora, cosa convinse parte dei ragazzi a rimanere? «L'affetto per la maglia - prosegue Bacci - e la stima per il lavoro del mister. Sì, pensammo al Cecina e a Cecina, oltre alle amicizie strette con i nuovi arrivati come Dini, Recchi, Marmorini e De Pasquale, da subito dei nostri. Parlammo a lungo di cosa succedeva e, per una settimana, prima che arrivasse al comunale il Riccione, rimanemmo negli spogliatoi senza allenarci». Fu la svolta, pagamenti arretrati e altri guai a parte. A salvezza acquisita è facile parlare. Ma per raggiungere quota 45 la squadra ha penato eccome. Impossibile non ricordare quando Pagliuca non sapeva nemmeno dove allenarsi. «Eppure ero convinto che avremmo vinto noi nonostante tutto. L'allenatore ha tenuto il gruppo unito e l'ha motivato quando era facile perdersi. E questa è stata la sua vera forza. Per noi di Cecina, poi, esiste l'affetto: in centro, incontravamo persone che domandavano cosa succedesse. Ma nessuno, giuro, può capire cosa si prova vivendo le vicende in prima persona». Conquistata la vittoria a Rosignano domenica 7 marzo, l'allenatore e la sua pattuglia hanno ritrovato la propria dimensione. «Ci servì per acquisire altra fiducia in noi stessi. Siamo contenti, poichè il campo ci ha premiato. Ma spero che arrivi la soluzione pure per la società, dove mi piacerebbe rimanere».
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