Il Tirreno

ROSIGNANO SPORT

«Quei gol col Cecina ai biancoblù»

Andrea Rocchi
Alberto Lazzerini
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Alberto Lazzerini

«Con la tifoseria un rapporto di amore-odio Ma a Rosignano mi rifeci da allenatore vincendo la Coppa Italia»

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ROSIGNANO. Cos'è un derby? Nessuno, meglio di Alberto Lazzerini, sa cosa significhi Cecina-Rosignano. Perché Lazzerini vive a Solvay e nel Rosignano ha cominciato a giocare nei primi anni '60. Mediano dai piedi buoni. Poi Pontedera, quindi in giro con diverse casacche, per chiudere la carriera di calciatore in rossoblù. Una storia che si ripete da allenatore dove «il lazzero» si è seduto su entrambe le panchine.

Alberto, cos'è il derby?
«Per me è senz'altro qualcosa di particolare perché l'ho vissuto con tutte e due le casacche ma sempre con grandi emozioni»

Un solvaino in rossoblù, difficile da digerire all'ombra delle ciminiere...
«Un rapporto di amore odio quello che ho vissuto con la tifoseria biancoblù. Perché con la maglia del Cecina, nel derby, ho segnato per ben due volte».

Che anni erano?
«Ero a fine carriera. Io ho smesso di giocare nella stagione 75/76. Eravamo in Promozione, vincemmo il campionato e andammo in serie D. Mi ricordo la vittoria sul Rosignano allenato da Rossetti. E l'anno prima, sempre in maglia rossoblù, vincemmo per 2 a 1 ancora, segnammo io e Chiellini».

E a Rosignano che dicevano?
«Ripeto. Nacque un rapporto di odio-amore. Io, di Rosignano, con la casacca rossoblù. E per di più capitano...»

Intanto però a Cecina gongolavano...
«Giocavo in mezzo al campo, da regista».

Anche se, inizialmente, il ruolo era un altro
«Cominciai più indietro. Un mediano alla Furino, per intenderci. Poi, col passare degli anni, ho giocato soprattutto in mezzo al campo»

Però anche a Rosignano hai lasciato buoni ricordi?
«Mi rifeci nella stagione '84/'85 quando, da allenatore, vincemmo la Coppa Italia dilettanti».

Una gran bella squadra
«Si, mi ricordo che in quell'occasione in campionato vincemmo il derby in casa contro il Cecina di Beppe Papadopulo. Loro, con Bonaldi, sbagliarono un rigore al Solvay. Poi lo sbagliammo noi a Cecina. Ci punì Peselli. Poi l'ultimo derby l'ho viussuto come direttore sportivo del Rosignano. In panchina c'era Marco Taffi».

Da giocatore, ma poi anche da allenatore, che tipo di partite erano?
«Direi che i derby di allora erano più sentiti di quelli di oggi, richiamavano anche più pubblico. C'erano coreografie e sfottò da entrambe le parti»

I cecinesi che chiamavano operai i solvaini e quest'ultimi che rispondevano con l'appellativo di contadini
«Già, oggi è un po' diverso»

Che partita sarà quella di domenica?
«Ho molta stima dei due allenatori che conosco molto bene. Lazzini l'ho avuto come giocatore. Lo portai con me alla Cuoiopelli, dove ha giocato in serie C. E' un ragazzo serio, tosto, che sa mettere bene in campo la squadra. Guido Pagliuca l'ho fatto debuttare in C2. Era un giovane promettente, giocò diverse partite. Poi l'ho riavuto anche a Rosignano dove ha iniziato la carriera di allenatore dalle giovanili, negli Allievi. Anche Guido è un giovane bravo e preparato»

Previsioni?
«E' difficile. Il Rosignano è una squadra meno metodica, forse più frivola e sbarazzina. Ha perso giocatori importanti conla partenza di D'Ambrosio, Urbani. Ma può giocare ottime partite. Il Cecina, che milita già da diverse stagioni in serie D, ha indubbiamente più esperienza ma deve ripetersi su certi livelli. Ha iniziato bene. Vedremo quello che potrà succedere»

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